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Campi Flegrei: le storie dei residenti dopo il terremoto del 5 giugno

Una notte di terrore e incertezza per i residenti di Pozzuoli dopo il terremoto ai Campi Flegrei. Scopri le loro testimonianze e le criticità dei soccorsi.

Campi Flegrei: le storie dei residenti dopo il terremoto del 5 giugno

Il violento terremoto che ha colpito i Campi Flegrei nella notte tra il 4 e il 5 ha lasciato un segno profondo nei cittadini di Pozzuoli. Le testimonianze raccolte raccontano ore di paura e incertezza con un’assistenza che molti hanno giudicato insufficiente.

Una notte all’aperto tra paura e scarsità di aiuti

Molti residenti hanno trascorso la notte all’aperto, lontani dalle proprie abitazioni, con poche informazioni e pochi aiuti. «L’assistenza è arrivata solo verso le due di notte. Ci hanno portato una bottiglietta d’acqua e basta. Abbiamo dormito fuori, sull’asfalto. Solo stamattina è arrivata una cisterna d’acqua», racconta un cittadino.

La mancanza di indicazioni chiare sull’emergenza e sullo stato delle abitazioni ha aggravato la situazione. «Abbiamo chiesto alla Protezione civile di avere informazioni sulle nostre case, ma nessuno ci ha saputo dire niente. Volevamo capire se potevamo rientrare oppure no», spiega un’altra residente.

Testimonianze di terrore e smarrimento

Tra le testimonianze raccolte, emergono racconti di autentico terrore. «Io sono scioccata. In casa sentivo soltanto cadere gli oggetti. Quando sono uscita ho trovato anche il cancello chiuso e non riuscivo nemmeno a scappare. Per fortuna sono riuscita ad aprirlo e a mettermi in salvo», racconta una donna.

Un’altra residente parla della situazione della figlia, impossibilitata a rientrare nella propria abitazione. «La casa è completamente distrutta. Ho tremato davvero. Non avevo mai avuto paura in vita mia», confessa.

L’incertezza sul futuro e la paura di tornare a casa

Oltre al timore per nuove scosse, pesa l’incertezza sul futuro. «Non sappiamo a chi dobbiamo rivolgerci. Nessuno ci dice cosa dobbiamo fare», afferma un cittadino. La notte trascorsa fuori casa ha lasciato il segno anche dal punto di vista fisico. «È stata una notte molto complicata. Non abbiamo dormito, siamo rimasti senz’acqua e non sappiamo più cosa fare».

Tra i sentimenti più ricorrenti c’è quello dell’abbandono. «Siamo demoralizzati. Ci sentiamo abbandonati», dichiara un altro residente. Anche sull’assistenza ricevuta i cittadini esprimono forti perplessità. «No, non è stata sufficiente. Dopo due ore e mezza, quasi tre, sono arrivate alcune bottigliette d’acqua, ma sono finite subito. Eravamo scesi dalle nostre case senza acqua, con la paura addosso e senza sapere cosa sarebbe successo».

Le dichiarazioni dell’assessora Zabatta sulla protezione civile

In un’intervista rilasciata il 5, l’assessora regionale alla Protezione civileFiorella Zabatta ha affrontato le criticità emerse durante l’emergenza. «Le rassicurazioni del ministro Musumeci sul fatto che gli schemi di intesa dell’autonomia differenziata riguarderanno solo le emergenze regionali meritano il giusto approfondimento per superare le legittime preoccupazioni dei cittadini. Le regole vanno scritte in modo chiaro perché in tema di protezione civile e tutela delle popolazioni e dei territori non sono ammissibili ambiguità interpretative ed è doverosa la sinergia istituzionale».

Zabatta ha sottolineato l’importanza di un sistema di protezione civile unito e coordinato. «Di fronte a scenari complessi come quello dei Campi Flegrei o di Niscemi, il confine tra dinamiche locali e impatto nazionale è estremamente sottile. Separare rigidamente le competenze rischia di creare un sistema a due velocità e di depotenziare il principio di sussidiarietà e solidarietà che è alla base del nostro sistema di soccorso».

L’assessora ha concluso ribadendo il ruolo fondamentale della Protezione civile. «Il Dipartimento nazionale è un’eccellenza in grado di garantire una catena di comando unitaria e standard elevati ovunque. Il sistema di Protezione civile, eccellenza nazionale che assiste e tutela i cittadini nei diversi scenari di difficoltà, ha funzionato negli ultimi decenni perché improntato a una leale e sinergica collaborazione e integrazione tra i diversi livelli, quello nazionale e quelli locali. La Protezione civile deve rimanere una colonna portante, forte e condivisa, per tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di nascita».

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