2 Ottobre 2026 ☁ 26°

Punzo non appella: 14 anni e mezzo per l’incidente di Ercolano

Scopri come la sentenza definitiva ha trasformato lo sconto di pena in 14 anni di reclusione per il responsabile dell’esplosione di Ercolano.

Punzo non appella: 14 anni e mezzo per l’incidente di Ercolano

Il 18 novembre 2024 una violenta esplosione ha distrutto una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio situata a Ercolano, nei pressi di Napoli, provocando la morte di tre giovani operai. Dopo anni di indagini, il tribunale di Napoli ha confermato la condanna definitiva per gli imputati coinvolti, chiudendo una delle vicende più drammatiche della cronaca recente della regione.

Il processo d’appello, aperto il 2 ottobre 2026, ha segnato la fine di una lunga battaglia legale. Mentre due dei tre imputati si sono difesi in giudizio, il terzo, Pasquale Punzo titolare di fatto della struttura, ha scelto di non presentare ricorso, accettando così la riduzione della pena prevista dalla riforma Cartabia. Questa decisione ha trasformato lo sconto di pena in una condanna definitiva di 14 anni e mezzo di reclusione.

Punzo non ricorre: la pena ridotta a 14 anni e mezzo

In primo grado Pasquale Punzo era stato condannato a 17 anni e 6 mesi per omicidio volontario con dolo eventuale. Grazie allo sconto previsto dalla riforma, la pena è stata accorciata a 14 anni e 6 mesi, ma la mancata presentazione dell’appello ha garantito la sua esecuzione. Il giudice ha sottolineato il ruolo centrale di Punzo nella gestione della fabbrica illegale, evidenziando la sua responsabilità nella mancata osservanza delle norme di sicurezza sul lavoro.

Gli altri imputati: D’Angelo e Boccia

Il processo d’appello ha visto la presenza di soli due imputati: Vincenzo D’Angelo e Raffaele Boccia. D’Angelo, indicato dalle indagini come socio di Punzo, ha ricevuto la stessa pena di 17 anni e 6 mesi per omicidio volontario con dolo eventuale. Boccia, invece, è stato ritenuto colpevole della detenzione di materiale esplosivo e condannato a 4 anni di carcere, per il suo ruolo nella fornitura dei componenti necessari alla realizzazione dei botti.

Il ruolo di Vincenzo D’Angelo

D’Angelo è stato riconosciuto colpevole di aver contribuito alla gestione della fabbrica abusiva, condividendo con Punzo la responsabilità delle condizioni di lavoro precarie e della mancanza di autorizzazioni. La sua condanna ribadisce la volontà della magistratura di perseguire non solo il titolare ma anche i soci che partecipano attivamente a operazioni illecite.

Il ruolo di Raffaele Boccia

Boccia ha fornito i materiali esplosivi a prezzi ridotti, consentendo ai tre operai di assemblare i potenti botti. La sua condanna a 4 anni evidenzia l’importanza del network di approvvigionamento illegale nella dinamica del reato, ponendo l’accento sulla responsabilità di chi mette a disposizione sostanze pericolose senza i dovuti controlli.

Le parti civili e la ricostruzione dei fatti

Nel corso del dibattimento si sono costituite le parti civili: il Comune di Ercolano la Cgil Campania e i familiari delle vittime. Dalle testimonianze è emerso che i tre operai erano impiegati in nero, con retribuzioni mensili molto basse – 250 euro per il giovane albanese Samuel Tafciu e 150 euro per le gemelle Aurora e Sara Esposito. Tali cifre evidenziano le condizioni di sfruttamento e la mancanza di tutela sindacale, fattori aggravanti nella valutazione della responsabilità penale.

Le indagini hanno inoltre confermato che l’esplosione è avvenuta a causa di una serie di errori nella manipolazione dei materiali, resi più rischiosi dalla carenza di dispositivi di sicurezza. Il tribunale ha ribadito che l’assenza di autorizzazioni, unita al lavoro sommerso, ha impedito qualsiasi forma di controllo da parte delle autorità competenti, favorendo il verificarsi di tragedie come quella di Ercolano.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Napoli adesso

QUALITÀ ARIA
Insalubre per gruppi sensibili
PM10 95 · NO₂ 40 µg/m³
ACCADUTO OGGI
0552
battaglia dei Monti Lattari