La Procura di Napoli ha avviato un’indagine complessa che coinvolge il gruppo UniPegaso-Multiversity e una serie di personalità del mondo accademico e dei media. L’accusa principale riguarda pressioni esercitate sulla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini al fine di prorogare un regolamento eccezionale introdotto durante l’emergenza sanitaria, il decreto ministeriale n. 1835/2024, che consentiva lo svolgimento “a distanza” degli esami universitari.
Il capo dell’intera vicenda è Fabio Domenico Vaccarono presidente del conglomerato UniPegaso-Multiversity. Secondo le ricostruzioni dei magistrati, Vaccarono avrebbe voluto “congelare” le modalità di esami a distanza già operative sotto il precedente amministratore Danilo Iervolino, così da affidare al personale amministrativo la verifica, la validazione e la verbalizzazione delle tracce audio-video, eliminando la necessità della presenza fisica dei docenti. Per realizzare questo scopo, sarebbe stato impiegato un canale intermedio rappresentato da Luigi Bisignani il cui nome compare nei verbali ma non è stato formalmente indagato.
Pressioni sulla ministra per la proroga del decreto sugli esami a distanza
L’accusa principale attribuita a Vaccarono è di aver utilizzato Bisignani per sollecitare la ministra Bernini affinché estendesse la validità della disciplina eccezionale. Tale misura, regolarizzata con il decreto n. 1835 del 6 dicembre 2024 era stata concepita come risposta temporanea all’emergenza Covid-19, permettendo a studenti e docenti di sostenere prove d’esame da remoto. I magistrati ritengono che il prolungamento della norma avrebbe agevolato una “gestione illecita” di corsi, titoli e attestati, delegando gran parte del controllo qualità al personale amministrativo anziché al corpo docente.
Le presunte pressioni avrebbero avuto l’obiettivo di garantire al gruppo universitario un vantaggio competitivo, mantenendo attiva una procedura favorevole alla produzione di titoli accademici senza la necessaria verifica accademica. La Procura ipotizza che la minima visibilità della normativa, grazie alla sua proroga, abbia contribuito a creare una situazione in cui il controllo degli esami fosse più facilmente manipolabile, favorendo così la commercializzazione di corsi e certificati in maniera poco trasparente.
Rete di scambio pubblicitario e presunte intimidazioni dei media
Parallelamente alle pressioni politiche, le indagini hanno svelato quello che i pm definiscono un vero e proprio “sistema per avere buona stampa”. Secondo i documenti sequestrati, Vaccarono, insieme ad altri dirigenti del gruppo, avrebbe costituito un’associazione a delinquere con lo scopo di ottenere pubblicazioni favorevoli in cambio di promesse di investimento pubblicitario. Tra gli indagati figurano anche l’amministratore delegato di SeifCinzia Monteverdi e il direttore de Il Fatto QuotidianoPeter Gomez tutti accusati di concorso in corruzione tra privati.
Le testimonianze indicano che la rete avrebbe coinvolto quasi tutta la grande stampa italiana: dalla Gedi (Repubblica, La Stampa) alla RCS (Corriere della Sera), passando per Editoriale Domani, Fanpage, Il Foglio, Il Sole 24 Ore, e numerose testate locali. La logica operativa sarebbe stata quella di “promettere, erogare e aumentare investimenti pubblicitari” per condizionare la diffusione di notizie, ritardare o attenuare la pubblicazione di inchieste che potessero danneggiare l’immagine del gruppo UniPegaso-Multiversity. In cambio, le testate avrebbero ricevuto garanzie di fatturato pubblicitario superiore alla media di mercato.
Indagini, perquisizioni e i protagonisti
Le operazioni investigative sono partite a maggio 2026, con perquisizioni a più sedi del gruppo e delle società collegate. Il 9 giugno, giorno in cui sono emerse le prime notizie sull’inchiesta contro Iervolino, era già attiva la rete di pressione. In totale, ventidue persone sono state poste sotto avviso di garanzia, tra cui Fabio Domenico Vaccarono, l’ad Francesco Durante, gli amministratori Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza, nonché i dirigenti di media citati sopra. Le autorità hanno sequestrato documenti che dimostrerebbero la creazione di un vero sistema di scambio di visibilità tra università e stampa.
Il risultato di queste indagini segna una svolta nella lotta contro la corruzione nella sfera accademica e mediatica italiana. Se provate, le accuse di corruzioneistigazione alla corruzione e persino estorsione potrebbero culminare in procedimenti penali di misura significativa. Nel frattempo, il dibattito pubblico sulla legittimità degli esami a distanza e sulla trasparenza delle università telematiche è destinato a intensificarsi, con possibili ripercussioni sulla normativa futura.



