La vicenda giudiziaria di Zaccaria Mouhib, noto come Baby Gang, è tornata al centro dell’attenzione dopo la pubblicazione delle motivazioni con cui la giudice per l’udienza preliminare di Milano, Chiara Valori, ha confermato una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Il provvedimento, emesso con rito abbreviato il 4 marzo, riguarda i reati di ricettazione e la detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa.
Nel documento del tribunale viene ricostruito un quadro che collega la condanna alle vicende pregresse dell’artista, citando episodi che spaziano dalle lesioni alla rissa, fino alla detenzione illegale di armi e alla resistenza a pubblico ufficiale. Le contestazioni coprono un arco temporale che parte dal 2018, quando Baby Gang era ancora minorenne, e arriva fino al 2026.
Il profilo giudiziario ricostruito dalla gup
Secondo la motivazione depositata in tribunale, il percorso processuale del cantante è segnato da una serie di precedenti che contribuiscono a delineare un spiccato profilo di pericolosità. Tra i fatti richiamati vi sono condanne e denunce per lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma e resistenza. La gup sottolinea anche comportamenti tenuti durante periodi di detenzione domiciliare in comunità, dove sarebbe emersa una reiterata inosservanza delle prescrizioni.
Comportamento in fase processuale
La giudice Valori ha motivato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche anche alla luce del comportamento processuale dell’imputato. Nel testo si evidenzia che Baby Gang non ha collaborato per chiarire la provenienza dell’arma e ha tentato di ridimensionare la portata dei fatti, strategia ritenuta insufficiente per mitigare la responsabilità penale.
I fatti che hanno portato all’arresto
Un episodio centrale nell’inchiesta è l’arresto dell’11 settembre 2026, quando i carabinieri hanno rinvenuto una semiautomatica con matricola abrasa nascosta in un porta tovaglioli all’interno di una camera d’albergo a Milano. Il cantante si trovava nella stanza dopo essersi esibito in un concerto; la pistola è stata repertata nell’ambito di un’indagine più ampia della Procura di Lecco.
La versione della difesa
Di fronte al giudice, l’imputato ha dichiarato di aver portato l’arma «per sicurezza», sostenendo la necessità di proteggersi da possibili furti dei suoi gioielli. La difesa, affidata all’avvocato Niccolò Vecchioni, potrà presentare appello contro la sentenza. Nel frattempo, nell’ambito dell’inchiesta lecchese, il trapper è nuovamente finito in carcere nei mesi successivi alla decisione milanese.
Impatto pubblico e mediale
La vicenda ha una forte risonanza perché Baby Gang non è solo un imputato: è anche un artista che ha raggiunto cifre di ascolti impressionanti sulle piattaforme digitali e che vanta milioni di follower. Quotidiani e agenzie hanno evidenziato la contrapposizione tra il successo discografico e il profilo giudiziario, alimentando dibattiti su responsabilità personale, immagine pubblica e condotte private.
Reazioni e sviluppi possibili
Dopo la sentenza, il cantante aveva dichiarato «adesso basta, solo musica», ma la sua situazione giudiziaria è rimasta complessa: la condanna non ha impedito nuovi arresti collegati ad altre indagini. La possibilità di appello resta l’arma processuale della difesa per cercare di ribaltare o attenuare la decisione emessa con il rito abbreviato.
In sintesi, le motivazioni depositate dalla gup Valori mettono in luce come, a giudizio del tribunale, la somma dei precedenti e il comportamento dell’imputato durante il processo abbiano contribuito a escludere le attenuanti generiche e a confermare un quadro di pericolosità sociale che ha pesato sulla determinazione della pena.