Abel Ferrara, il celebre regista newyorkese, torna in Italia per un nuovo progetto cinematografico. Durante l’Ischia Global Festival dove è stato premiato in nome di Visconti, Ferrara ha annunciato che girerà ‘American Nails’ una gangster story con Riccardo Scamarcio, a partire da ottobre a Bari. Questo progetto, di cui si parlava da un paio d’anni, ruota attorno all’ascesa e alla caduta di una moderna Fedra, tra potere, violenza e vendetta.
Un regista poliedrico e le sue esperienze artistiche
Ferrara, che compirà 75 anni la prossima domenica, ha recentemente recitato in ‘Marty Supreme’ dove ha interpretato un irresistibile malfattore. Parlando della sua esperienza come attore, Ferrara ha dichiarato: “Grazie per i complimenti, non sono un vero e proprio attore, o almeno non mi considero tale. La mia professione è quella del regista, ma è stata una bella opportunità recitare con Chalamet.”
Il regista ha anche condiviso la sua passione per la musica e la poesia. Ha suonato la chitarra con i Tre Allegri Ragazzi Morti alla Milanesiana e ha pubblicato il libro ‘Scene’ con La Nave di Teseo. “Essere un regista è un dono che si allarga e genera anche altre azioni artistiche. Tra queste tengo molto alla poesia e alla mia collaborazione con Gabriele Tinti”, ha affermato.
L’impegno di Ferrara per la verità e l’arte come arma rivoluzionaria
Ferrara ha parlato della sua esperienza in Ucraina, dove ha girato ‘Turn in the Wound’. “Ci sono andato quando la guerra era iniziata da poco: volevo andare sul campo per vedere quello che realmente accadeva, capire chi sta favorendo il conflitto, ma soprattutto parlare con le persone, condividere questo racconto con il mondo. Ho avuto la possibilità di intervistare anche Zelensky.” Ha descritto la guerra come “l’inferno in terra” e ha criticato i potenti, definendo il nostro presidente un “Caligola moderno, uno Stalin contemporaneo”.
Nonostante il suo pessimismo, Ferrara è entusiasta dei suoi molti progetti. “Cosa può fare l’arte in questo scenario? Intanto è sempre un atto rivoluzionario, in qualsiasi forma: libri, film, musica ci permettono di condividere e divulgare quello che sta succedendo e questo ha il suo effetto. Un’attività creativa è l’unica arma che abbiamo”, ha dichiarato. Ferrara non teme l’IA affermando che “il nostro mondo oggi è questo”.
Il cinema italiano e le radici napoletane di Ferrara
Ferrara ha criticato la mancanza di sostegno al sistema produttivo cinematografico italiano. “Ogni ritorno in Campania è un ritorno a casa”, ha detto, ricordando il suo legame con l’Ischia Global Festival e il produttore Pascal Vicedomini. “Mi sento napoletano anche se vivo a Roma, sono di cultura napoletana. La mia famiglia era originaria di Sarno, in provincia di Salerno. Sono cresciuto tra i napoletani del Bronx”, ha raccontato.
Ferrara ha ripercorso la sua autobiografia, diventata anche libro, ricordando come i suoi genitori e zii, nati a New York, parlassero solo un dialetto antico a casa. “A ripensarci è pazzesco”, ha concluso.



