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Assolti i due boss del rione Fiat nella vicenda Castaldi-Minichini

Dopo due annullamenti in Cassazione, la Corte d’appello di Napoli libera i due capi del clan del rione Fiat, mettendo in dubbio le testimonianze dei pentiti.

Assolti i due boss del rione Fiat nella vicenda Castaldi-Minichini

Il tribunale di Napoli ha emesso una decisione inattesa nella vicenda che ha scosso il rione Fiat: Salvatore De Micco e Gennaro Volpicelli sono stati assolti dal duplice omicidio di Gennaro Castaldi e Antonio Minichini, avvenuto nel. La pronuncia, proveniente dalla V sezione della Corte d’Assise d’appello, è arrivata pochi minuti fa, nonostante il Procuratore Generale avesse richiesto la conferma della pena da ergastolo.

La sentenza di assoluzione della Corte d’appello di Napoli

Il provvedimento è frutto di un giudizio di rinvio disposto a seguito dell’annullamento di una precedente sentenza da parte della Suprema Corte quinta sezione. Nel primo livello di appello, i due imputati erano stati dichiarati condannati, ma la Cassazione aveva rimandato il caso a una nuova istruttoria. Nel nuovo dibattimento, la difesa ha introdotto argomentazioni che hanno scosso la solidità delle accuse, riuscendo a smantellare un impegno probatorio alimentato da un consistente numero di collaboratori di giustizia.

Gli elementi contro l’accusa: testimonianze dei collaboratori di giustizia

Tra i testimoni chiave vi erano i pentiti Gaetano Lauria, Gaetano Cervone e Giovanni Favarolo, così come il collaboratore di giustizia Domenico Esposito, il quale aveva persino autoaccusato di far parte del commando responsabile dell’attentato. Le difese, rispettivamente di De Micco (Stefano Sorrentino e Dario Vannetiello) e di Volpicelli (Saverio Senese e Valerio Spigarelli), hanno evidenziato contraddizioni sostanziali nelle loro deposizioni. In particolare, Lauria ed Esposito hanno fornito versioni discordanti sul luogo dell’incontro preliminare al colpo, sul numero di armi impiegate e sulla sequenza degli eventi che hanno portato all’uccisione di Minichini, figlio di Ciro Minichini e Anna De Luca Bossa.

Contraddizioni e perizia balistica

Un elemento decisivo è stato il ricorso a una perizia balistica che ha dimostrato che le pistole coinvolte nello scontro erano tre, non due come avevano sostenuto alcuni dei pentiti. Questa discrepanza ha gettato ulteriori dubbi sulla credibilità delle testimonianze e ha permesso alla difesa di sostenere che le prove materiale non potevano confermare le accuse formulate dal pubblico ministero. L’interrogatorio comparativo tra Esposito e Lauria, disposto dal giudice, ha ulteriormente evidenziato le incoerenze, spingendo la corte a ritenere insufficienti gli elementi a carico degli imputati.

Il percorso giudiziario: da prima assoluzione a nuovo ricorso

Il caso ha subito diversi capovolgimenti. Dopo la condanna in primo grado, la Corte d’Appello aveva confermato l’ergastolo, ma la Cassazione aveva annullato quella sentenza, rimandando il procedimento. In seguito, una prima decisione d’appello aveva assolto i due, decisione che il pubblico ministero ha contestato con ricorso in Cassazione. Gli ermellini hanno nuovamente annullato la sentenza di assoluzione, inviando la questione a un nuovo giudizio d’appello, dove era stata nuovamente imposta la condanna a vita. Ora, con la presente pronuncia, la V sezione ha nuovamente ribaltato il verdetto, lasciando aperta la possibilità di ulteriori azioni legali da parte del Procura.

Le richieste del pubblico ministero

Il Procuratore Generale ha richiesto il massimo provvedimento, ovvero l’ergastolo sostenendo che le prove testimonianziali fossero sufficienti a dimostrare la responsabilità di De Micco e Volpicelli. Tuttavia, la corte ha ritenuto che le contraddizioni evidenziate dalla difesa, unite alle perizie tecniche, non permettessero di confermare con certezza la colpevolezza dei due. Il nuovo verdetto, quindi, rimane in stand-by per eventuali ulteriori ricorsi, ma al momento i due ex boss del rione Fiat tornano liberi, almeno in attesa di un eventuale nuovo atto di accusa.

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