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Boban: il Milan ha perso l’ambizione, il Napoli è l’esempio da seguire

Boban svela al Festival di Trento perché il Milan ha perso la fame di vincere, ricordando la finale del 1994 e puntando al Napoli come modello.

Boban: il Milan ha perso l’ambizione, il Napoli è l’esempio da seguire

Durante la nona edizione del Festival dello Sport, tenutosi al Teatro Sociale di Trento, Zvonimir Boban ha aperto un turbinio di opinioni facendo parlare il suo passato da giocatore e da ex dirigente del Milan. L’ex centrocampista croato, presente assieme a Fabio Capello e a Paolo Di Canio, non ha risparmiato parole alla dirigenza attuale, criticando apertamente le scelte di Elliott, RedBird e del presidente Adriano Galliani.

Boban ha evidenziato come il club, una volta simbolo di dominio europeo, si sarebbe ora abituato a una mancanza d’ambizione che, a suo avviso, non rispecchia più l’identità del Diavolo. “Ci siamo adattati al non avere ambizione”, ha dichiarato, sottolineando che l’obiettivo di limitarsi a un posto in Champions League è una visione riduttiva per una squadra del suo calibro.

Le critiche di Boban alla gestione del club

Il croato ha rimarcato che le progettualità di Elliott e degli azionisti americani hanno gradualmente spinto il Milan verso una strategia di “sopravvivenza” anziché di conquista. Secondo Boban, la scelta di puntare solo al quarto posto in Serie A equivale a rinunciare alla storia di successi che includeva vittorie in Coppa dei Campioni e scudetti consecutivi.

Inoltre, ha evidenziato la mancanza di decisioni coraggiose a livello tecnico: “Se un allenatore non funziona, si dovrebbe cambiare, ma non è una prassi automatica qui”. Il riferimento a Rúben Amorim è servito a dimostrare come la dirigenza non capisca le esigenze tattiche, lasciando il club in una condizione di stallo.

Ambizione reale o semplice partecipazione?

Boban ha tracciato un parallelo tra Milan e altre grandi realtà italiane, come Juventus e Inter, affermando che tutte devono ambire a più della semplice qualificazione. “La Juventus, l’Inter, devono avere l’ambizione di vincere, non solo di partecipare”, ha sostenuto, evidenziando come il Napoli, a suo avviso, mostri una consapevolezza tattica e competitiva superiore.

L’ex calciatore ha spiegato che la vera misura di ambizione è sostenere la lotta per il titolo, non accontentarsi di un “blason” limitato. In quel contesto, la Champions League rappresenta più di un premio economico: è la prova della grandezza di una squadra. “Se la sola ambizione è entrare in Champions, non abbiamo capito nulla”, ha affermato, con una punta di amarezza.

Il ricordo della gloria del 1994

Quando la discussione è sfociata nei ricordi, Boban ha riportato la notte del 18 maggio 1994 ad Atene, quando il Milan ha travolto il Barcellona di Johan Cruyff per 4-0 nella finale di Champions League. Ha sottolineato come Fabio Capello avesse preparato la squadra con un approccio individuale e psicologico, chiedendo: “Se siete degli uomini veri, dimostratelo oggi”.

Boban ha dettagliato la tattica di annullare i punti di forza catalani, partendo da una costruzione di possesso che ha portato al primo gol dopo 23 passaggi. Questo episodio, ha detto, dimostra quanto la Serie A fosse al vertice del panorama calcistico mondiale, tanto da far scegliere a lui, allora giovane, il campionato italiano rispetto a offerte da Barcellona, Real Madrid e Marsiglia.

Scelta di Boban per l’Italia

Il croato ha ricordato di aver rifiutato un’offerta più vantaggiosa del Marsiglia, perché credeva che “se uno vuole arrivare al massimo livello, deve giocare in Italia”. Questa decisione evidenzia come, allora, il Milan rappresentasse il trampolino di lancio verso l’élite globale.

Le sue parole, cariche di nostalgia e di una dura critica, hanno acceso un dibattito sul futuro del club e sulla necessità di riaccendere la fiamma dell’ambizione.

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