La Procura di Milano ha deciso di archiviare il caso delle presunte interferenze nel designare gli arbitri a favore dell’Inter. La decisione, firmata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, chiude il capitolo principale dell’inchiesta, ma lascia aperte diverse questioni.
L’indagine, durata due anni, ha coinvolto cinque persone, tra cui il designatore Gianluca Rocchi e alcuni esponenti dell’Inter. Nonostante le intercettazioni e i pedinamenti, le prove raccolte non sono state ritenute sufficienti per dimostrare la frode sportiva.
Le divergenze interne alla Procura
La decisione di archiviare non è stata immediata. Fino a ieri sera, i corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano hanno visto un acceso dibattito tra il pm Maurizio Ascione e i vertici della Procura, Marcello Viola e Paolo Ielo. Ascione era convinto della validità delle prove raccolte, mentre Viola e Ielo ritenevano che non ci fosse una ragionevole probabilità di condanna.
La situazione si è risolta stamattina, con la firma congiunta che ha sigillato la richiesta di archiviazione. Ascione, nel frattempo, si trasferirà alla Procura europea (Eppo).
Le presunte interferenze
Secondo l’accusa iniziale, Gianluca Rocchi avrebbe concertato con esponenti dell’Inter le designazioni di alcune partite chiave. Tuttavia, pur escludendo la frode sportiva, gli inquirenti hanno rilevato comportamenti anomali, parlando di interferenze nel designare la classe arbitrale.
Le partite sotto esame includono Bologna-Inter dell’, Milan-Inter di Coppa Italia, Torino-Inter dello scorso aprile, Inter-Verona della stagione 2026/24 e Udinese-Parma del primo. In queste partite, Rocchi avrebbe scelto arbitri graditi all’Inter o avrebbe interferito con l’autonomia della sala Var di Lissone.
La palla passa alla giustizia sportiva
La vicenda non è ancora chiusa. La Procura Federale della FIGC e il Procuratore del CONI riceveranno tutti gli atti dell’indagine per valutare eventuali violazioni del codice di giustizia sportiva. Inoltre, il filone relativo alle presunte bussate alla sala Var di Lissone sarà trasferito alla Procura di Monza.
La FIGC dovrà ora verificare se la condotta di Rocchi e i contatti con gli esponenti dell’Inter abbiano violato l’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, che impone ai tesserati i doveri di lealtà, correttezza e probità.



