Una tragedia si è consumata nella notte nel carcere di Secondigliano. Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe Russo, noto come Peppe ‘o padrino è stato trovato morto nella sua cella. Il giovane, di 35 anni, era diventato collaboratore di giustizia solo poche settimane prima.
La scoperta è avvenuta nella tarda serata di ieri, quando gli agenti della polizia penitenziaria hanno aperto la porta della cella e hanno trovato il corpo senza vita. Russo era detenuto in isolamento dal 16 luglio, dopo aver deciso di rompere con il passato e iniziare un percorso di collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Un dramma annunciato
La morte di Russo apre un fronte investigativo delicato. Il giovane era considerato uno dei principali riferimenti della fazione Russo-Schiavone, una delle famiglie storiche della camorra casertana. Secondo gli inquirenti, avrebbe gestito numerosi interessi del clan, tra cui la distribuzione del denaro proveniente dalle attività illecite e il coordinamento tra i vertici detenuti e gli affiliati liberi.
Il corpo è stato trovato appeso con dei lacci alla grata della finestra della cella. Gli agenti hanno immediatamente chiamato il 118, ma ogni tentativo di rianimazione è risultato inutile. La salma è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sul posto sono intervenuti il magistrato di turno, il medico legale e gli specialisti della polizia scientifica per i rilievi.
La lettera e il quaderno
Nella cella è stata trovata una lettera di saluti e scuse rivolte alla moglie e ai figli, oltre a un quaderno con degli appunti relativi alla collaborazione con la giustizia. Il quaderno è stato sequestrato perché ritenuto di potenziale interesse investigativo. Secondo quanto accertato, la cella non era videosorvegliata.
Russo aveva già tentato di togliersi la vita il 17 luglio con lo stesso modus operandi, ma era stato sventato grazie all’intervento tempestivo della polizia penitenziaria. La sua scelta di collaborare con la giustizia aveva aperto uno scenario inatteso, quello di un uomo cresciuto dentro il sistema criminale pronto a raccontarne meccanismi, equilibri e affari.
Un’eredità criminale
Costantino Russo era stato arrestato il 7 luglio insieme ad altri 22 presunti esponenti del gruppo. L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, aveva portato al sequestro di quattordici aziende tra Casal di Principe, Aversa, Castel Volturno e il Napoletano, insieme a beni per circa due milioni di euro.
Il padre di Costantino, Giuseppe Russo, è stato uno dei fedelissimi di Francesco Sandokan Schiavone. Arrestato nel 1997 dopo una lunga latitanza, è stato condannato all’ergastolo nel maxi processo Spartacus per omicidio, associazione mafiosa ed estorsione. Il cognome Russo, nel territorio di Casal di Principe e dell’Agro aversano, ha continuato negli anni a rappresentare uno dei marchi di potere della camorra casalese.
La morte di Costantino Russo arriva in un momento cruciale per le indagini sul clan dei Casalesi. La sua collaborazione avrebbe potuto fornire informazioni preziose sulle ultime dinamiche criminali della fazione Russo, storicamente alleata degli Schiavone, e sui rapporti con i vertici detenuti e gli interessi economici dell’organizzazione.



