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La sentenza del Tribunale di Napoli sui contratti di Gigi D’Alessio con Zeus Record

Gigi D'Alessio ha perso la causa contro Zeus Record per i diritti dei suoi primi sei album. Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di risoluzione dei contratti, ma l'artista ha annunciato ricorso in appello.

La sentenza del Tribunale di Napoli sui contratti di Gigi D’Alessio con Zeus Record

La musica e la giustizia si incrociano in una complessa vicenda legale che vede protagonista Gigi D’Alessio. Il cantautore napoletano ha subito una sconfitta in tribunale nella sua battaglia per i diritti dei primi sei album incisi con l’etichetta discografica Zeus Record. La sentenza del Tribunale civile di Napoli ha respinto la richiesta di risoluzione dei contratti stipulati nei primi anni Novanta, aprendo la strada a un nuovo capitolo giudiziario.

La controversia riguarda i contratti di edizione musicale sottoscritti da D’Alessio tra il 1992 e il 1998, periodo in cui ha pubblicato i suoi primi dischi: “Lasciatemi cantare”, “Scivolando verso l’alto”, “Dove mi porta il cuore”, “Passo dopo passo”, “Fuori dalla mischia” ed “È stato un piacere”. L’artista ha accusato l’etichetta di non aver adeguatamente valorizzato il catalogo musicale e di non aver fornito rendiconti periodici sui diritti d’autore.

La posizione del Tribunale di Napoli

Il giudice ha ritenuto prevalente la natura di cessione dei diritti prevista dagli accordi, rigettando le istanze di D’Alessio. Secondo la sentenza, il contratto di edizione musicale non è un mandato, ma un accordo di cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera.

I giudici Forziati, Colandrea e Trotta hanno chiarito che i contratti stipulati tra Gigi D’Alessio e Zeus srl sono perfettamente validi ed efficaci, in quanto prevedevano una controprestazione economica ben precisa, abbinata alle percentuali sui “diritti di pubblica esecuzione e fonomeccanici” regolarmente denunziati e ripartiti tramite la Siae. Inoltre, l’editore ha documentato una costante valorizzazione del catalogo dell’artista nel corso del tempo, curando la distribuzione dei brani su supporto fisico e sulle piattaforme digitali, concedendo licenze per film e serie televisive.

Le dichiarazioni dell’avvocato Eugenio D’Andrea

L’avvocato Eugenio D’Andrea, difensore di Gigi D’Alessio, ha annunciato il ricorso in appello. “Sapevamo che l’azione giudiziaria era un po’ pionieristica – spiega il legale – sarebbe stata una causa da apripista. Per D’Alessio è una questione di giustizia e di equità, ma la sentenza ha un po’ unito le attività del discografico e dell’editore musicale. Non è stato colto quello che era il principio su cui fondavamo la nostra richiesta.”

D’Andrea ha sottolineato che i contratti di edizione musicale sono atipici e molto vecchi, e alcuni andrebbero corretti e modificati anche in ragione degli ultimi orientamenti a livello europeo. “Per quei 6 album i diritti vanno divisi al 50%” ha affermato, parlando di centinaia di migliaia di euro all’anno che in “annate” particolari possono anche aumentare a dismisura, a seconda di come l’artista utilizza un determinato brano.

Le prossime mosse legali

Gigi D’Alessio è stato condannato anche a circa 10mila euro di spese legali. Questo il verdetto di primo grado che l’artista e i suoi legali possono impugnare in corte d’Appello sempre a Napoli. La vicenda giudiziaria è destinata a proseguire, con un possibile impatto significativo sul settore musicale e sui diritti degli artisti.

La sentenza del Tribunale di Napoli ha suscitato un dibattito sul ruolo degli editori musicali e sulla necessità di aggiornare i contratti di edizione musicale in linea con l’evoluzione del mercato. La battaglia legale di Gigi D’Alessio potrebbe aprire la strada a nuove interpretazioni giuridiche e a un ripensamento delle dinamiche tra artisti e case discografiche.

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