Il 9 luglio 1936 è la data di nascita di Pasquale Zagaria, l’attore che il pubblico conosce come Lino Banfi. Nato ad Andria e cresciuto a Canosa di Puglia Banfi arriva a compiere 90 anni portando con sé episodi e aneddoti che spiegano il rapporto profondo con il Sud e, in particolare, con Napoli.
Nel suo percorso personale e professionale emergono momenti che hanno contribuito a costruire l’immagine pubblica dell’attore: dall’origine del nome d’arte ai ricordi dei Natali trascorsi in condizioni difficili, fino a un desiderio esplicito di concludere la carriera con un gesto simbolico nella città partenopea.
Le origini del nome e il legame con Totò
Pasquale Zagaria iniziò la sua carriera con un’identità ancora in trasformazione: all’inizio usava il diminutivo “Zaga” poi ricevette un suggerimento decisivo da Totò. Il grande comico lo convinse a non accorciare il cognome; da quel consiglio nacque la scelta di adottare un nuovo nome d’arte. La trasformazione del nome è uno di quegli episodi che mostrano come gli incontri con figure emblematiche del teatro e del cinema possano influenzare in modo concreto la traiettoria di un attore.
I Natali difficili e l’incontro con Ciro
Due ricordi di Natale segnano il racconto personale di Banfi e sintetizzano i sacrifici dei primi anni: il Natale del 1954 e il Natale del 1958. In particolare il racconto del 1958 nella città di Napoli è diventato emblematico: l’attore ricordava di aver trovato un aiuto inatteso da parte di un uomo di nome Ciro che lo accolse insieme alla propria famiglia numerosa e gli offrì ospitalità. Ciro, padre di otto figli, gli avrebbe detto che «dove mangiano in nove mangiano anche in dieci», lo fece dormire a casa sua e la mattina seguente gli dette mille lire per prendere il treno e tornare al paese natale. Questo episodio rimane un tassello narrativo fondamentale per capire i legami umani che Banfi ha sempre evocato nei suoi ricordi.
Il percorso artistico: dalla televisione al palco
Tra i passaggi verificati della sua carriera figura la presenza in programmi televisivi storici: nel 1964 Banfi compare in Studio Uno un momento che segna il passaggio verso una visibilità crescente. Negli anni la sua attività si è sviluppata tra teatro, cabaret e schermo, consolidando un stile riconoscibile fatto di inflessioni dialettali, ritmo comico e personaggi popolari.
Collaborazioni e lavori recenti
Tra le produzioni più recenti che lo vedono coinvolto c’è il film Oi vita mia diretto da Pio e Amedeo che testimonia la persistenza di Banfi nel panorama culturale contemporaneo e la capacità di affrontare progetti con autori di generazioni diverse.
Napoli come traguardo ideale: il desiderio di un ultimo applauso
Il legame di Banfi con Napoli emerge anche nelle sue dichiarazioni pubbliche: il suo desiderio di chiudere la carriera nella città partenopea è sintetizzato dalla richiesta di un riconoscimento collettivo, espressa con le parole «Io voglio un applauso a Piazza del Plebiscito, a Napoli, da tutta la piazza piena». Napoli non è soltanto una tappa geografica nel suo percorso, ma una seconda casa in cui ha vissuto momenti decisivi e ricevuto ospitalità e calore dalla gente.
Nel racconto biografico di Banfi si ricompatta così un filo che unisce i luoghi: Andria come luogo di nascita, Canosa di Puglia come città in cui cresciuto e Napoli come città simbolo di solidarietà e riconoscimento. Episodi come l’aiuto di Ciro e il consiglio di Totò compongono una memoria che l’attore ha spesso evocato e che oggi accompagna il suo novantesimo compleanno.
Il pubblico celebra così non soltanto la lunga carriera di un artista, ma anche una storia personale fatta di incontri, difficoltà superate e un affetto per il Sud d’Italia che rimane centrale nella sua identità pubblica.



