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Morte di Antonio D’Auria, figura chiave dell’architettura italiana

Antonio D'Auria, figura di spicco dell'architettura italiana, ci lascia a 82 anni, ricordato per la sua influenza accademica e progettuale.

Morte di Antonio D’Auria, figura chiave dell’architettura italiana

Il 4 ottobre 2026 la cittadina di Castellammare ha dovuto salutare una delle sue anime più illustri: Antonio D’Auria architetto, teorico del design e docente universitario di fama internazionale. L’uomo, 82enne, è venuto a mancare nella tranquillità della propria abitazione, accompagnato dalla costante presenza della moglie Emma Giammattei e del figlio Alessio. La notizia ha immediatamente coinvolto l’intera comunità accademica, i colleghi di Firenze e gli studenti che hanno condiviso con lui gli spazi di apprendimento e ricerca per più di quattro decenni.

Antonio D’Auria ha costruito la sua carriera sul profondo legame tra teoria e pratica. Laureatosi in architettura, ha rapidamente assunto il ruolo di professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso il Dipartimento di Architettura (DIDA) di Firenze. Fino al 2013, ha coordinato il Dottorato di ricerca in Architettura e ha diretto la Scuola di Dottorato “Architettura e Urbanistica”, formando generazioni di progettisti che hanno portato avanti i suoi insegnamenti di rigorosa analisi formale e attenzione al contesto sociale.

Il contributo di D’Auria alla teoria del design

Nel corso della sua attività accademica, D’Auria si è distinto per la capacità di coniugare la ricerca storica con l’innovazione progettuale. Ha collaborato a numerosi cataloghi e riviste, sia italiane che straniere, e ha curato studi approfonditi su figure fondamentali come Josef Hoffmann, Koloman Moser e Charles Rennie Mackintosh. I suoi saggi hanno messo in luce le transizioni stilistiche che hanno caratterizzato il passaggio dal secolo XIX al XX, evidenziando come l’architettura europea della transizione al Moderno abbia assorbito influenze artistiche, tecnologiche e culturali.

Pubblicazioni e impatto culturale

Tra le opere più significative troviamo Architettura e arti applicate negli anni Cinquanta un volume che analizza le sperimentazioni emergenti in quel periodo, e La vicenda italiana (Venezia, Marsilio 2012), che ricostruisce le dinamiche progettuali nella rinascita post-bellica del Paese. Questi lavori hanno consolidato la reputazione di D’Auria come storico del design capace di leggere il presente attraverso gli occhi del passato, offrendo spunti indispensabili per chiunque si occupi di pianificazione urbana contemporanea.

Reazioni e testimonianze: un addio condiviso

Le parole di cordoglio sono arrivate da istituzioni, colleghi e studenti. Il Dipartimento di Architettura di Firenze ha pubblicato un comunicato in cui si ricorda il suo impegno per l’eccellenza didattica e la sua capacità di ispirare curiosità intellettuale. Emma Giammattei, al fianco del marito negli ultimi momenti, ha definito D’Auria “un compagno di vita e di pensiero, la cui passione per l’architettura rimarrà viva nei nostri ricordi”. Alessio, figlio e discendente di quella stessa vocazione, ha sottolineato come il padre abbia trasmesso valori di rigore e creatività anche al di fuori delle aule universitarie.

Altri lutti nella comunità: la scomparsa di Angelo Capulli

Il giorno stesso, la notizia ha toccato anche un altro nome di rilievo: Angelo Capulli manager e fratello di Maria Grazia, è scomparso a 62 anni a causa di una grave malattia. Capulli, noto per il suo lavoro su cataloghi e periodici internazionali, aveva pubblicato monografie su autori come Mallet-Stevens e Frank, contribuendo alla teoria e storia del design con la stessa lungimiranza dimostrata da D’Auria. Le loro vite, intrecciate nel mondo dell’architettura e del design, testimoniano l’importanza di una rete di professionisti impegnati a preservare e innovare il patrimonio culturale.

Il suo lascito resterà una guida per le future generazioni di architetti, designers e studiosi, ricordandoci che la ricerca rigorosa unita alla passione creativa può trasformare le città e le comunità.

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