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Occupazione e povertà in Campania: perché i segnali positivi non bastano

La Campania vede aumentare l'occupazione, ma Biagio Ciccone della UIL Pensionati Campania mette in evidenza le fragilità: redditi bassi, oltre 418mila pensionati sotto 15mila euro lordi annui e 478milioni di euro versati con l'addizionale IRPEF. La Regione ha approvato la Delibera n. 303 del 18/6/2026 che istituisce un piano per capitale umano e occupabilità.

Occupazione e povertà in Campania: perché i segnali positivi non bastano

Le recenti rilevazioni della Banca d’Italia disegnano per la Campania un quadro con elementi positivi: un incremento dell’occupazione superiore alla media nazionale e una riduzione della disoccupazione. Tuttavia, questi segnali congiunturali convivono con problemi strutturali che pesano sul potere d’acquisto e sulla qualità della vita dei cittadini. Il segretario regionale della UIL Pensionati CampaniaBiagio Ciccone esamina criticamente lo scenario e indica le priorità per un welfare più inclusivo, richiamando l’attenzione su redditi insufficienti e servizi pubblici indeboliti.

Nel dibattito sindacale emerge anche il ruolo delle scelte regionali: con la Delibera di Giunta Regionale n. 303 del 18/6/2026 la Regione Campania ha approvato il “Piano straordinario per il rafforzamento del capitale umano e dell’occupabilità” pensato per coordinare gli interventi su lavoro, formazione e imprese. Secondo Ciccone, la crescita recente ha migliorato la condizione dei neo occupati ma non ha modificato in profondità la distribuzione dei redditi, né ha risolto le carenze del sistema di welfare.

Occupazione in crescita ma retribuzioni contenute

Secondo l’analisi del segretario regionale, il miglioramento dei dati occupazionali riguarda in prevalenza i settori dei servizi dove la creazione di posti di lavoro non sempre si traduce in salari adeguati. «I dati della Banca d’Italia evidenziano certamente elementi positivi: la crescita della nostra Regione e l’aumento dell’occupazione», afferma Biagio Ciccone aggiungendo però che «la crescita ha migliorato solo la vita dei neo occupati». In pratica, l’espansione occupazionale si accompagna a contratti con retribuzioni spesso lontane da livelli dignitosi, con effetti limitati sulla capacità di spesa delle famiglie.

Durata e sostenibilità della crescita

Il nodo della sostenibilità è centrale: senza politiche strutturali che favoriscano la conservazione e l’allungamento della crescita, il beneficio rimane temporaneo e concentrato. La Delibera n. 303 del 18/6/2026 punta proprio a costruire una cornice unitaria in cui i servizi per il lavoro, la formazione e le imprese funzionino come parti interdipendenti di un sistema più efficace. La misura regionale vuole promuovere un’architettura coordinata, ma per Ciccone resta fondamentale tradurre questa cornice in azioni che incidano sulla qualità dell’occupazione e sulla redistribuzione del reddito.

La condizione dei pensionati: numeri e richieste di fiscalità

Il secondo tema concreto è la vulnerabilità delle persone anziane. In campania oltre 418mila pensionati vivono con meno di 15mila euro lordi annui mentre molti si collocano nelle fasce di reddito medio-basse, sotto i 29mila euro annui. Nonostante la situazione economica fragile, i pensionati contribuiscono in modo significativo alle entrate regionali: versano complessivamente circa 478milioni di euro con l’addizionale IRPEF. Su questi dati si fonda la richiesta della UIL Pensionati Campania di aprire una discussione sulla fiscalità regionale per valutare misure di sostegno mirate.

Tra le proposte avanzate dal sindacato c’è l’ipotesi di prevedere agevolazioni o esenzioni per le fasce più deboli, fino all’ipotesi di azzeramento dell’addizionale regionale per i redditi più fragili. Ciccone sottolinea che intervenire sulla tassazione locale può rappresentare uno strumento concreto per aumentare il reddito disponibile dei pensionati, ma occorre anche ripensare le priorità di spesa: secondo il segretario, è urgente destinare risorse maggiori ai servizi sociosanitari alla non autosufficienza e alle politiche per l’invecchiamento attivo così che gli investimenti producano benefici tangibili e duraturi.

La sfida indicata da Biagio Ciccone è chiara: trasformare la crescita in uno sviluppo stabile e inclusivo, facendo leva su una programmazione regionale che metta in relazione lavoro, formazione e servizi sociali, e intervenendo sulla fiscalità per alleviare la pressione sulle fasce più deboli.

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