Il mercato del greggio ha registrato una nuova ondata di ribasso, con il future di novembre del Brent che ha rotto la soglia dei 100 dollari al barile, attestandosi a 99,8 $. Parallelamente, il WTI ha perso più del 4%, scendendo a 95,9 $. I dati sono emersi nel contesto di un clima di crescente ottimismo diplomatico in Medio Oriente.
Questa flessione si inserisce in un trend più ampio di riduzione dei prezzi, alimentato sia da evoluzioni geopolitiche che da dinamiche di offerta. Gli operatori di mercato hanno osservato un calo medio del 3,8% per il Brent rispetto al giorno precedente, mentre il WTI ha registrato una perdita del 4,6%.
Brent sotto i 100 dollari: quote, volumi e prime reazioni
Il future di novembre del Brent è stato quotato a 99,88 $, segnando un ribasso del 3,95% rispetto alla chiusura di venerdì. Gli investitori hanno reagito rapidamente, spostando capitali verso asset più difensivi e osservando una leggera stabilizzazione attorno al livello dei 100 dollari nelle ore successive.
Le contrattazioni hanno mostrato un aumento dei volumi scambiati, segnale di una maggiore liquidità nel mercato del greggio. Gli analisti hanno sottolineato che il superamento della barriera psicologica dei 100 dollari potrebbe innescare ulteriori vendite, ma hanno anche evidenziato la possibilità di una breve pausa se le tensioni geopolitiche dovessero diminuire.
Motivi del calo: diplomazia e flussi nello Stretto di Hormuz
Le speranze di un avanzamento nelle negoziazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran hanno contribuito a smorzare le incertezze sul rischio di interruzioni improvvise dell’offerta di petrolio. La notizia di un possibile dialogo ha ridotto l’ansia dei mercati riguardo a un’escalation militare nel Golfo Persico.
Un rapporto di JP Morgan ha evidenziato che i transiti di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz hanno raggiunto 17,1 milioni di barili al giorno negli ultimi dieci giorni, il livello più alto degli ultimi sei mesi. Questo aumento è dovuto al ritorno dell’Arabia Saudita a far passare il petrolio tramite il corridoio, nonostante i potenziali pericoli di attacchi.
Ritorno dei flussi sauditi nello Stretto
L’Arabia Saudita, principale esportatore mondiale, ha ripristinato le proprie rotte nello Stretto, incrementando la disponibilità di greggio sul mercato internazionale. La capacità di muovere 17,1 milioni di barili al giorno rappresenta quasi il 6 milioni in meno della media del 2025, ma resta comunque una quantità significativa per sostenere i prezzi.
Ripercussioni sui mercati azionari europei e asiatici
Nel frattempo, le borse europee hanno aperto la settimana in territorio positivo. La Borsa di Milano è cresciuta dello 0,80%, mentre Londra ha guadagnato lo 0,36% e Francoforte lo 0,68%. In Italia, Eni ha chiuso in ribasso del 2,25% a Piazza Affari.
In Asia, i principali indici hanno chiuso in rialzo: Shanghai +1%, Hong Kong +0,82% e la Corea del Sud +1,65%. A Tokyo i mercati sono rimasti chiusi per festività. Gli investitori attendono con interesse l’incontro previsto tra il Presidente statunitense e il leader cinese, evento che potrebbe influenzare ulteriormente le valutazioni di rischio.
Negli Stati Uniti, i rendimenti dei titoli di Stato hanno mostrato una leggera flessione, con lo spread BTP/Bund a 89 punti base, in calo di tre punti rispetto al venerdì precedente. Il rendimento del BTP è sceso di sette punti base, mentre quello del Bund è diminuito di cinque punti base, riflettendo una riduzione delle percezioni di rischio legate alle recenti evoluzioni del mercato del greggio.



