La mamma di Ciro, 53-enne, racconta con amarezza che il figlio, invalido al 100 % e affetto da sindrome di Down è stato escluso dal Centro diurno per disabili Don Orione di Ercolano dopo 41 anni di frequenza continuativa. La famiglia, dichiarata indigente, teme per la salute mentale del giovane, ormai depresso a seguito della decisione improvvisa.
Il provvedimento è giunto tramite un messaggio WhatsApp inviato il 4 agosto alla sorella di Ciro, intitolato “Preavviso di revoca” delle prestazioni socio-sanitarie, con scadenza fissata al 30 settembre. La comunicazione, definita “fredda” dagli avvocati, sostiene che la disabilità di Ciro sarebbe “lieve”, nonostante la certissima certificazione di invalidità al 100 % con indennità di accompagnamento e handicap grave.
Esclusione improvvisa dal progetto CD-H del Centro Don Orione
Il progetto CD-H dell’Asl Napoli 1 Centro forniva a Ciro, dal lunedì al sabato, attività semiconvite volte a mantenere e potenziare le capacità relazionali, motorie e cognitive. Tra i laboratori vi erano esercizi di coordinazione, laboratori di lavorazione del vetro sport paraolimpici e una compagnia teatrale dedicata al potenziamento del linguaggio.
Grazie a queste iniziative, Ciro aveva ottenuto miglioramenti evidenti nella postura, nella motricità fine e nella socialità, partecipando anche a tornei fuori regione con risultati eccellenti. La sua routine al centro rappresentava per lui più di un semplice passatempo: era una vera e propria ancora di salvezza.
Il messaggio di revoca e le date critiche
Il 4 agosto, la sorella di Ciro ha ricevuto il “preavviso di revoca” via WhatsApp, una notifica che indicava la cessazione delle prestazioni a partire dal 30 settembre. L’avvocato Luca Marangio sottolinea che il provvedimento è stato adottato solo per il distretto 32 e la VI Municipalità Barra-Ponticelli, escludendo altre aree, fattore che la difesa giudica discriminatorio.
La famiglia ha evidenziato che, per un centinaio di altri utenti della struttura, il progetto CD-H rappresenta l’unica forma di integrazione sociale e di assistenza gratuita, indispensabile per chi non ha risorse economiche per sostenere tali attività in privato.
Le implicazioni per Ciro e per gli altri utenti
L’interruzione del servizio, secondo gli avvocati Antonia Giglio e Luca Marangio, sta già provocando gravi ripercussioni sulla salute di Ciro: la depressione è aumentata, le capacità motorie rischiano di regredire e la mancanza di stimoli sociali può aggravare ulteriormente il suo quadro clinico. Il rischio di isolamento è reale, soprattutto perché la famiglia non può permettersi di coprire le spese di attività private.
Oltre a Ciro, circa un centinaio di altri disabili rischiano di perdere la stessa rete di sostegno. Per molti, il centro è l’unico luogo in cui poter esercitare attività motorie, cognitive e ricreative senza costi aggiuntivi, fattore fondamentale per il benessere quotidiano.
Le azioni legali della famiglia
Per difendere il diritto all’assistenza, la madre di Ciro, assistita dagli avvocati Luca Marangio e Antonia Giglio, ha inviato una diffida formale alla Regione, all’Asl Napoli 1 Centro, al Comune di Napoli, alla VI Municipalità e all’assessorato alle Politiche sociali. La diffida chiede il ripristino immediato delle prestazioni e la revisione della decisione di revoca.
Gli avvocati evidenziano che la revoca è stata effettuata in violazione dei principi di non discriminazione e di pari dignità, poiché la valutazione della “leggerezza” della disabilità non rispecchia la documentazione ufficiale che attesta l’invalidità al 100 %. La famiglia attende una risposta entro i termini previsti dalla legge, temendo che ulteriori ritardi possano compromettere irrimediabilmente la salute di Ciro.



