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A Capodimonte la nuova Galleria delle Porcellane: percorso storico e opere contemporanee

Il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugura dall'11 giugno la Galleria delle Porcellane: un percorso di 16 sale che espone circa 7000 pezzi, con un allestimento firmato da Federico Forquet e l'opera site-specific di Diego Cibelli.

A Capodimonte la nuova Galleria delle Porcellane: percorso storico e opere contemporanee

Dal 11 giugno 2026 il Museo e Real Bosco di Capodimonte apre al pubblico la rinnovata Galleria delle Porcellaneun percorso espositivo articolato in 16 sale che mette in mostra un importante nucleo ceramico composto da circa 7000 pezzi. Gran parte della collezione proviene dalla collezione Borbone ed è stata integrata con acquisti e doni avvenuti dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri.

Il progetto di allestimento è stato realizzato con il contributo del Ministero della Cultura per un importo complessivo di 1.100.000 euro e con il sostegno di mecenati che hanno versato oltre 700.000 euro per la messa in opera dell’allestimento ideato dal maestro Federico Forquet. Il direttore Eike Schmidt ha definito l’occasione come: “È un giorno importantissimo, non solo per il Museo di Capodimonte ma per tutta Napoli“.

Apertura, allestimento e opere contemporanee

La nuova Galleria si presenta come un’esperienza che integra il patrimonio storico con interventi contemporanei: all’ingresso del piano nobile è collocata l’installazione site-specific di Diego Cibelliintitolata Beata Fragilità del Bosco Amatocomposta da 144 sculture in porcellana biscuit. L’opera, acquisita grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e di Brunella Trimarcopresidente della Fondazione Tridamaè concepita come una natura morta estesa che mette in relazione abbondanza e caducitàpermanenza e instabilità. Lo stesso Cibelli dichiara: “C’è il desiderio di voler concepire la porcellana come medium di scultura e di installazione, capace di creare un ponte temporale che leghi il Settecento alla contemporaneità“.

Finanziamenti e ruolo dei mecenati

Gli interventi di adeguamento delle sale sono stati coperti dal finanziamento ministeriale e dalla somma raccolta tra privati, che ha reso possibile l’allestimento complessivo progettato da Federico Forquet. Il coordinamento operativo e curatoriale ha puntato a restituire al pubblico un nucleo ceramico di grande rilievo europeo, valorizzando sia gli elementi monumentali sia i servizi da tavola e gli oggetti rari.

Percorso espositivo, pezzi chiave e radici storiche

Il percorso include sale dedicate a temi e manifatture specifiche: dalla sala delle porcellane europee dove si trovano esemplari di Meissen e pezzi della manifattura imperiale di Viennafino alle sezioni dedicate alla Real Fabbrica di Napoli e alla Real Fabbrica Ferdinandea. Complessivamente sono esposti oltre 1500 pezzi selezionati dal complesso di 7000 elementi, mentre il totale della raccolta include anche gli elementi ripetitivi dei grandi servizi da tavola.

La storia della manifattura è ricostruita nel percorso: fu Carlo di Borbone a fondare nel 1743 la manifattura nello spazio del Real Bosco, attività che terminò nel 1759 quando il sovrano si trasferì a Madrid portando con sé maestranze e competenze. Più tardi, a partire dal 1872Annibale Sacco, direttore della Casa Reale Savoiariunì a Capodimonte un consistente nucleo di porcellane e terraglie appartenute ai Borbone, contribuendo alla formazione della collezione oggi visitabile.

Opere e ambienti di rilievo

Tra i pezzi più significativi si segnalano il bacile a forma di conchiglia modellato da Giuseppe Gricci per la Real Fabbrica di Capodimonte e il grande gruppo settecentesco noto come la Caduta dei gigantirealizzato dal capo modellatore Filippo Tagliolini. Il celebre Salottino di porcellana destinato a Maria Amalia di Sassonia è ricostruito nel percorso come esempio eccellente dello stile rococò applicato alla ceramica d’arredo.

Nel Salone Camuccini il dialogo tra pittura e ceramica è evidente: grandi tele, sculture in marmo e arredi storici convivono con oggetti di servizio e con innovazioni contemporanee. La presenza di manufatti provenienti da Vienna, Sèvres e dalle manifatture napoletane rende il percorso un vero e proprio atlante delle tecniche e degli stili europei tra Settecento e Ottocento.

Il direttore Eike Schmidt sottolinea infine: “Il risultato più importante che oggi festeggiamo” è la restituzione di un patrimonio identitario di Capodimonte e della Nazione, ora valorizzato e reso accessibile ai cittadini e ai visitatori.

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