In un’aula di tribunale carica di tensione, un minorenne è stato condannato a 14 anni e 8 mesi per l’omicidio di Marco Pio Salomone, avvenuto lo scorso novembre nel quartiere Arenaccia di Napoli. La sentenza, emessa con il rito abbreviato, ha scatenato proteste da parte della madre della vittima, che ha definito la pena troppo lieve per un crimine così grave.
Prima della lettura del verdetto, l’imputato, che all’epoca dei fatti aveva solo 15 anni, ha chiesto scusa e invocato il perdono. Tuttavia, queste parole non sono riuscite a placare il dolore e la rabbia dei familiari di Marco Pio, che hanno assistito impotenti alla lettura della sentenza.
La notte dell’agguato in via Pinto
La vicenda risale alla notte del 22 novembre 2026, quando Marco Pio Salomone, 19enne, si trovava in auto con alcuni amici in via Generale Francesco Pinto. Un colpo di pistola ha squarciato il silenzio, colpendo il giovane alla testa. Trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso, Marco Pio è deceduto poche ore dopo.
Inizialmente, gli amici della vittima hanno riferito di non aver visto nessuno, facendo ipotizzare una pallottola vagante. Tuttavia, le indagini della Squadra Mobile di Napoli hanno rapidamente individuato il responsabile, un minorenne che si è presentato in Questura il giorno successivo all’omicidio.
La difesa e la tesi dell’omicidio accidentale
Durante l’interrogatorio, il minorenne ha ammesso le proprie responsabilità, ma ha sostenuto di aver agito solo per intimorire la vittima, a seguito di pregressi attriti. La difesa ha parlato di un colpo partito accidentalmente durante un tentativo di intimidazione, negando l’intenzione di uccidere.
Tuttavia, la Procura per i Minorenni ha contestato l’omicidio volontario e il porto abusivo di arma da fuoco, disponendo il trasferimento del ragazzo nel Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei. La condanna a 14 anni e 8 mesi rappresenta una pena pesante per la giustizia minorile, ma lascia un senso di insoddisfazione nella famiglia della vittima.
Le motivazioni e il dibattito sociale
Ora l’attenzione si sposta sulle motivazioni della sentenza, che saranno depositate nelle prossime settimane. L’avvocato Beatrice Salegna, che rappresenta il minorenne, ha annunciato la possibilità di un ricorso in Appello, puntando a una riqualificazione del reato o al riconoscimento di ulteriori attenuanti.
L’omicidio di via Pinto ha riaperto il dibattito sulla diffusione delle armi da fuoco tra i giovanissimi nei quartieri centrali di Napoli. Un’emergenza che continua a mietere vittime poco più che maggiorenni per mano di killer ancora bambini.



