È scattata l’alba delle indagini che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari nell’ambito dell’attentato esplosivo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. L’azione, compiuta la sera del 16 ottobre 2026 davanti al cancello della sua abitazione a Torvaianica (Pomezia), distrusse due autovetture e danneggiò il muro perimetrale della proprietà, scatenando un’indagine multidisciplinare coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.
Operazione e accuse: chi sono i fermati e le contestazioni
All’alba del 30 giugno 2026 i carabinieri hanno eseguito Quattro provvedimenti cautelari, tra carcere e domiciliari, nei confronti di persone residenti tra le province di Napoli e Avellino. I reati contestati includono detenzione e uso di ordigno esplosivodanneggiamento e minaccia con l’aggravante dell’aver agito in più di cinque persone e con modalità ritenute di tipo mafioso. Secondo l’ordinanza, il gruppo avrebbe operato «su mandato di persona allo stato non identificata», eseguendo un’azione commissionata dietro compenso economico.
Le indagini attribuiscono ruoli specifici: alcuni indagati avrebbero procurato il mezzo usato per gli spostamenti, altri avrebbero effettuato sopralluoghi e infine un paio di persone avrebbero materialmente posizionato e fatto esplodere l’ordigno. Emergono anche accuse su tentativi di ostacolare le indagini, tra cui la distruzione di schede Sim, la ricerca di microspie e la pianificazione di strategie difensive coordinate.
Ricostruzione tecnica: esplosivo, auto e tracce telefoniche
Il lavoro investigativo si è basato su più filoni: l’analisi dei rilievi tecnico-scientifici, le immagini di videosorveglianza e lo studio incrociato dei tabulati telefonici. Gli accertamenti dei reparti specializzati hanno rilevato che l’ordigno era composto da gelatina da cava un materiale descritto come obsoleto ma con elevata capacità distruttiva, elemento che ha orientato gli investigatori verso una rete illecita di approvvigionamento degli esplosivi.
Una telecamera installata sulla S.S. 148 «Pontina», a chilometri dal luogo dell’esplosione, ha immortalato una Fiat 500X poi risultata noleggiata in Campania. L’analisi dei ripetitori e dei tabulati telefonici ha mostrato che i dispositivi usati dagli indagati seguirono un percorso sovrapponibile a quello del veicolo in viaggio verso Torvaianica sia il giorno dell’attentato sia durante i sopralluoghi preparatori. Questo incrocio di dati è stato ritenuto centrale per collegare movimenti, presenze e fasi operative della vicenda.
Elementi probatori e intercettazioni
Le intercettazioni citate nell’ordinanza descrivono conversazioni in cui gli indagati parlano esplicitamente dell’azione e delle modalità di assemblaggio dell’ordigno. In una delle registrazioni un soggetto afferma in modo crudo di aver «andato a mettere la bomba», indicando una consapevolezza dell’azione eseguita. Un altro dialogo sequestrato agli atti contiene frasi che alludono alla potenza dell’ordigno e alla possibilità di azionarlo anche a distanza con dispositivi come telecomandi.
Supporti logistici e ricerca dei mandanti
Dalle evidenze emerge che i presunti mandanti avrebbero fornito non solo il compenso economico ma anche supporto logistico: fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e piani per un’eventuale fuga all’estero. I militari hanno documentato prove di tentativi di depistaggio e di copertura, azioni orientate a tutelare gli esecutori materiali e a ostacolare l’identificazione delle figure apicali coinvolte.
Le autorità giudiziarie e investigative continuano a cercare i mandanti non ancora identificati, convinte che la responsabilità non si esaurisca con gli esecutori materiali. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha espresso la speranza che i provvedimenti cautelari verso i presunti esecutori siano seguiti da ulteriori passi per individuare chi abbia commissionato l’attentato.
Il giornalista Sigfrido Ranucci contattato telefonicamente, ha ringraziato gli investigatori e ha dichiarato di aver percepito precedenti segnali di rischio, pur senza che nulla trapelasse dalle indagini in corso. Ha sottolineato la necessità di chiarire i «livelli» della vicenda, confermando che tra le persone coinvolte vi sarebbero organizzatori, complici e soggetti che hanno offerto assistenza legale e operativa.
Le indagini restano aperte: gli inquirenti proseguono con perquisizioni e approfondimenti tecnici per ricostruire la catena di responsabilità e risalire ai mandanti che, secondo gli elementi raccolti, avrebbero orchestrato l’attacco con modalità da organizzazione strutturata.



