La prima manifestazione pubblica del nuovo raggruppamento progressista a Napoli si è svolta tra tensioni e appelli all’unità. In piazza del Gesù i leader del campo largo hanno esposto priorità e obiettivi, ma l’evento è stato più volte interrotto da due proteste distinte: i senza lavoro legati al gruppo denominato 7 novembre e alcuni attivisti di Potere al Popolo.
Nonostante la chiusura con la foto di gruppo dei quattro leader, la platea — circa mille persone — non ha dato l’immagine di una piazza piena e il pomeriggio è stato segnato da momenti distinti di contestazione che hanno rimesso al centro temi come lavoro, riarmo, salario minimo e la strategia per contrastare la maggioranza di governo.
Interruzioni e rivendicazioni in piazza del Gesù
La prima tensione è nata dalle proteste dei disoccupati impegnati nel progetto Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) che hanno lamentato il blocco di tirocini e hanno minacciato di occupare il palco per ottenere risposte. La delegazione ha poi ottenuto un colloquio prolungato con i dirigenti del campo largo per affrontare i nodi relativi ai percorsi formativi. Poco dopo, un gruppo di una ventina-trentina di attivisti di Potere al Popolo si è posizionato davanti al palco, fischiando e urlando slogan contro alcuni interventi, soprattutto indirizzati agli amministratori locali come il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico definiti dai manifestanti “traditori”.
Gestione della protesta e interventi dei leader
Dal palco è intervenuto il leader del Movimento 5 Stelle, che ha invitato i contestatori a confrontarsi faccia a faccia, mentre Nicola Fratoianni è sceso tra la folla cercando di dialogare e disinnescare la tensione. I militanti dei partiti presenti hanno reagito con cori che chiedevano l’allontanamento dei disturbatori; negli animi si è avvertita la volontà di evitare scontri fisici, scelta confermata anche dalla limitata azione delle forze dell’ordine. Il responsabile della protesta di Potere al Popolo, Giuliano Granato, ha poi rivendicato la scelta di interrompere l’evento sostenendo che il campo largo non rappresenti un’alternativa credibile alle politiche della destra nelle città.
Linee politiche in campo: riarmo, salari e programma comune
Sul palco i quattro leader — Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni — hanno declinato priorità e toni diversi. Al centro del dibattito è rimasta la proposta di contrastare l’ipotesi di un aumento significativo delle spese militari dopo il vertice di Ankara: alcuni interventi hanno denunciato piani per ulteriori stanziamenti, citando la necessità di chiarimenti sul piano finanziario che prevede decine di miliardi nei prossimi anni. I leader hanno sostenuto che risorse del genere sottrarrebbero fondi a sanità e politiche sociali.
Parallelamente, il tema del salario minimo e della lotta alla precarietà è stato rilanciato come impegno prioritario della nuova coalizione: dal palco è stato annunciato che, se tornati al governo, la prima misura sarebbe l’introduzione del salario minimo e il recupero di instrumenti come il reddito di cittadinanza nell’ambito del programma unitario. Bonelli ha proposto inoltre misure specifiche sul commercio con le colonie israeliane, mentre Fratoianni ha insistito sulla necessità di redistribuire ricchezza verso chi è stato maggiormente penalizzato negli ultimi anni.
Posizioni differenti e tattiche elettorali
Elly Schlein ha tenuto un tono più istituzionale e prudente, evitando di entrare nel merito del contrasto sul riarmo e concentrandosi su pace, salari, parità di congedo e transizione energetica, mostrando l’impronta di chi punta a un profilo di governo. Ha ribadito l’intenzione di costruire, da settembre, un programma condiviso coinvolgendo associazioni e corpi intermedi, sottolineando che molte proposte unitarie sono già sul tavolo come basi programmatiche.
Di fronte alle contestazioni interne, Fratoianni e Bonelli hanno giudicato gli attacchi come controproducenti e utili alla destra, con toni netti contro chi — a loro avviso — avrebbe consegnato un vantaggio politico agli avversari. In serata è arrivata anche una presa di posizione pubblica della presidente del Consiglio con parole di solidarietà verso i leader contestati, mentre Potere al Popolo ha risposto con una breve presa di distanza e una critica al cosiddetto “modello Napoli” messo in vetrina dall’alleanza.
La tappa napoletana ha Resta sullo sfondo la questione della mobilitazione di base: la piazza ha mostrato presenza istituzionale e militante ma non un’affluenza popolare tale da cancellare i dubbi sulla capacità di attrarre nuovi consensi.


