In un episodio di violenza che ha sconvolto la tranquillità di un condominio a Casoria, una famiglia si è trovata a difendere un diritto fondamentale: il posto auto riservato a un figlio disabile. L’accaduto, avvenuto in un contesto di tensione crescente, ha portato a un’aggressione fisica che ha coinvolto la madre e il fratello del giovane disabile, costringendo quest’ultimo a un ricovero ospedaliero.
La vicenda ha avuto inizio quando Anna Combatti, madre di Liberato, un diciassettenne con gravi disabilità, ha richiesto a un’automobilista di liberare il posto auto riservato. Il posto, assegnato da dodici anni alla famiglia, è essenziale per garantire l’accessibilità al giovane, che vive in condizioni di dipendenza da macchinari salvavita. La richiesta, apparentemente semplice, ha innescato una reazione aggressiva che ha portato a una violenta aggressione all’interno dell’abitazione familiare.
L’aggressione e le conseguenze
Secondo la ricostruzione dei fatti, la situazione è degenerata rapidamente. Dopo la richiesta di spostare l’auto, l’automobilista ha risposto con arroganza, sostenendo di avere anch’essa un familiare disabile e quindi di poter utilizzare il posto. La tensione è salita quando quattro donne, tra cui la madre dell’automobilista, hanno fatto irruzione nell’appartamento della famiglia Combatti.
L’aggressione è stata improvvisa e violenta. Il fratello delle donne, armato di un casco da moto, ha scagliato l’oggetto contro Anna Combatti, ma il colpo ha raggiunto il figlio che cercava di proteggerla. Il giovane è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Frattamaggiore e successivamente a quello di Pozzuoli, dove i medici hanno riscontrato la frattura del setto nasale. Solo l’intervento tempestivo dei Carabinieri ha evitato conseguenze più gravi.
Le reazioni e le denunce
La vicenda ha suscitato indignazione e solidarietà. Il deputato Francesco Emilio Borrelli e l’assessore comunale Salvatore Iavarone hanno espresso il loro sostegno alla famiglia, definendo l’episodio un “atto di ferocia e totale assenza di umanità”. “Difendere un diritto non può trasformarsi in un’aggressione dentro casa”, ha dichiarato Borrelli.
Anna Combatti ha denunciato l’accaduto, sottolineando l’importanza di portare alla luce la verità. “Potevo mai stare in silenzio davanti a uno schifo del genere?”, ha scritto in un post sui social, aggiungendo che la famiglia andrà fino in fondo per ottenere giustizia. I Carabinieri hanno identificato i presenti e denunciato tre persone per rissa, avviando ulteriori accertamenti per individuare tutte le responsabilità.
La solidarietà delle istituzioni
Le istituzioni locali hanno espresso piena solidarietà alla famiglia Combatti. “Un episodio gravissimo, che va oltre ogni limite di civiltà”, hanno dichiarato Borrelli e Iavarone. “È inaccettabile che cittadini perbene vengano terrorizzati da chi pretende di sostituirsi alla legge con la violenza”.
La vicenda di Casoria solleva importanti questioni sul rispetto dei diritti delle persone disabili e sulla necessità di garantire la sicurezza e l’accessibilità. La famiglia Combatti, con il sostegno delle istituzioni e della comunità, continua a lottare per ottenere giustizia e per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi cruciali come il rispetto e l’inclusione.



