Le forze dell’ordine della provincia di Potenza, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia sotto la direzione del procuratore Camillo Falvo, hanno concluso un’indagine durata due anni che ha messo a fuoco un’organizzazione dedita al traffico di cocaina. L’attività si estendeva dalla Val d’Agri, in Basilicata, fino all’area metropolitana di Napoli, dove avveniva l’approvvigionamento della sostanza.
Il 28 ottobre 2024, una perquisizione ha portato al sequestro di circa un chilogrammo di cocaina purissima e all’arresto in flagranza di due individui. Da quel momento, il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia carabinieri di Viggiano, supportato dalle stazioni di Viggiano e Marsico Nuovo, ha intensificato le attività investiganti, utilizzando intercettazioni telefoniche, localizzazioni GPS, videosorveglianza e tradizionali tecniche di pedinamento.
Arresti, misure cautelari e quadro giudiziario
Le indagini hanno portato all’esecuzione di sette misure cautelari: quattro persone sono state collocate in carcere, mentre tre hanno ricevuto l’arresto domiciliare con l’obbligo del braccialetto elettronico. Un ottavo indagato è soggetto a interrogatorio preventivo disposto dal GIP del Tribunale di Potenza. In totale, tredici persone sono state coinvolte nelle indagini e quattordici sono state denunciate, una delle quali deceduta prima dell’emissione dell’ordinanza.
Le autorità hanno inoltre segnalato alla Prefettura diversi acquirenti come assuntori di droga, mentre le forze dell’ordine hanno sequestrato ulteriori quantitativi rilevanti di cocaina e di sostanze da taglio, tra cui la lidocaina.
Il pagamento digitale: il ruolo del POS
Il punto più sorprendente emerso dall’inchiesta è stato l’utilizzo di terminali POS per saldare le dosi di cocaina. Un’attività commerciale, gestita da uno degli indagati, metteva a disposizione il proprio POS, consentendo agli acquirenti di pagare con carta di credito o bancomat. Le transazioni venivano poi registrate come se fossero corrispettivi per beni o servizi leciti, o semplicemente come prelievi, rendendo quasi impossibile per gli investigatori tracciare il denaro illecito.
Questo metodo ha permesso alla organizzazione di mascherare i flussi finanziari all’interno della contabilità ordinaria dell’esercizio commerciale, creando un velo di legalità sopra un’attività di spaccio altamente sofisticata. La capacità di integrare canali tradizionali di criminalità con tecnologie di pagamento moderne ha dimostrato quanto le reti mafiose siano pronte ad adottare strumenti digitali per eludere i controlli.
Ricostruzione dell’attività criminale
Grazie all’analisi di più di mille episodi di cessione o detenzione illecita di cocaina, gli inquirenti hanno potuto delineare una struttura gerarchica chiara: da una parte, i collegamenti con i fornitori campani responsabili dell’approvvigionamento; dall’altra, una rete capillare di distributori operanti sul territorio lucano. Le prove raccolte testimoniano la complessità dell’organizzazione e la sua capacità di gestire sia la logistica della droga sia il riciclaggio dei proventi tramite sistemi di pagamento elettronico.
Al momento, le indagini rimangono aperte e la responsabilità penale dei soggetti coinvolti sarà valutata nel corso del processo. L’operazione ha evidenziato l’efficacia della collaborazione tra le diverse unità dei Carabinieri, le autorità giudiziarie e la Prefettura nella lotta contro il traffico di stupefacenti.



