Il 26 maggio 2025 a Afragola la vita di Martina Carbonaro, quattordicenne con grandi sogni, è stata spezzata da un gesto di estrema violenza. L’ex fidanzato Alessio Tucci ha confessato l’omicidio a colpi di pietra e ora si trova davanti alla Corte d’Assise di Napoli, dove la madre, Enza Cossentino, ha espresso un forte bisogno di giustizia.
Durante la recente udienza, una testimonianza è emersa dalla voce di una giovane, oggi diciassettenne, che fu un tempo anche lei fidanzata di Tucci. Ha riferito di essere stata portata, prima di Pasqua 2025, nello stesso edificio dismesso del complesso sportivo Moccia, luogo dove Martina sarebbe stata poi uccisa. “Potevo essere anche io la vittima“, ha dichiarato, descrivendo la paura che provò nella struttura abbandonata.
Testimonianze in aula: il ricordo del luogo e la richiesta di chiarezza
La testimonianza della ex fidanzata ha colpito particolarmente i genitori della vittima, presenti in aula. Enza Cossentino ha osservato: “Sentire parlare dello stesso edificio mi ha riportata subito a mia figlia, mi chiedo se anche lei abbia provato a fuggire”. Martina, che sognava di frequentare l’alberghiero e aprire un ristorante, è stata descritta non solo come una vittima, ma anche come una giovane con progetti di vita.
Il legale di famiglia, Sergio Pisani, ha sottolineato la necessità di investigare perché l’edificio, in fase di lavori finanziati con fondi Pnrr, fosse accessibile. “Vorrei capire quali controlli fossero stati previsti e perché l’ingresso fosse stato lasciato aperto”, ha chiesto la madre, chiedendo una verifica senza anticipare conclusioni.
Le domande sulla sicurezza dei luoghi abbandonati
Le indagini ora si concentrano sul punto debole della vigilanza dell’edificio. Il provvedimento di accedere a strutture in fase di ristrutturazione è fondamentale per evitare che situazioni simili si ripetano. La testimonianza ha riacceso la discussione su chi doveva realmente gestire la custodia del complesso, suggerendo che una maggiore attenzione avrebbe potuto cambiare l’esito tragico.
Le richieste della famiglia e il sostegno politico
Enza Cossentino ha rivolto un appello diretto a Forza Italia e al deputato Gianfranco Librandi, ringraziandoli per la vicinanza mostrata alla famiglia. Tuttavia, ha insistito affinché tale attenzione non svanisca quando il caso uscirà dai titoli. “Mi viene l’ansia al solo pensiero, meriterebbe due ergastoli”, ha esclamato, chiedendo una pena severa per l’assassino.
La madre ha inoltre sollevato la questione della violenza sulle donne, chiedendo che le adolescenti in relazioni problematiche trovino ascolto e supporto concreto. Ha esortato le istituzioni a creare reti di sostegno per genitori e giovani, affinché le dinamiche di paura vengano riconosciute e affrontate tempestivamente.
Prospettive future del processo
Il prossimo passo giudiziario è fissato per il 10 novembre, data in cui Tucci dovrà comparire in aula, ma solo tramite video conferenza, a causa di una precedente agitazione durante le prime udienze. La madre ha dichiarato: “Voglio che Tucci mi guardi negli occhi e mi dica perché l’ha fatta”. La sua richiesta di due ergastoli resta al centro della discussione, così come la necessità di far emergere le ultime parole di Martina.
Il caso sarà inoltre al centro della giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre, dove la famiglia intende alzare la voce per richiamare l’attenzione su tutte le giovani che vivono relazioni di paura. In questo contesto, l’esigenza di trasformare il ricordo di Martina in una spinta per cambiamenti concreti rimane la motivazione principale della madre.
Finché la Corte d’Assise non renderà una sentenza, la famiglia continuerà a cercare verità e riconoscimento per la vita interrotta di Martina, sperando che il processo possa finalmente dare un senso alla tragedia e prevenire altre simili.



