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Gestione idrica a Caserta: conflitto tra TAR, Antitrust e 380 milioni

Caserta è teatro di una difficile lotta tra autorità giudiziarie, amministrazioni e un debito da 380 milioni per l’acqua pubblica.

Gestione idrica a Caserta: conflitto tra TAR, Antitrust e 380 milioni

Il contesto idrico di Caserta è da tempo teatro di tensioni tra amministrazioni regionali, enti locali e operatori privati. Ente Idrico Campano ha sollevato, nelle ultime settimane, una serie di richieste all’Ente d’Ambito di Caserta chiedendo chiarimenti su una sentenza del TAR della Campania che ha cambiato radicalmente la gestione della rete idrica.

Il debito accumulato dalla gestione idrica della zona supera i 380 milioni di euro, una cifra che ha spinto le autorità a rivalutare l’intero modello di fornitura, soprattutto dopo le osservazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust).

Il TAR annulla l’affidamento a ITL S.p.A. sulla rete idrica di Caserta

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso presentato dall’Antitrust, annullando l’affidamento alla ITL S.p.A. (ex Consorzio Idrico Terra di Lavoro) dell’intera gestione dell’erogazione e del ciclo delle acque, nonché della riscossione dei tributi correlati. La decisione si basa su presunte irregolarità nella procedura di affidamento, che avrebbero violato il principio di concorrenza leale.

Questa sentenza ha immediatamente messo in luce la pressione finanziaria che grava sulla Regione Campania, governata da Roberto Fico, il quale ha più volte ribadito il suo impegno a un modello di “acqua pubblica”, ovvero una gestione esclusivamente affidata a soggetti pubblici. Il debito di 380 milioni di euro rappresenta, per la Regione, non solo un onere patrimoniale, ma anche un ostacolo alla realizzazione di un servizio idrico trasparente ed efficiente.

L’Ente d’Ambito propone una gestione mista con un soggetto privato

Dopo la sentenza, l’Ente d’Ambito di Caserta ha inviato una risposta che, pur non essendo formalmente pubblicata, suggeriva la prosecuzione della gestione “mista”. In pratica, il documento prevedeva che la ITL S.p.A. potesse rimanere coinvolta in una nuova società, insieme a un operatore privato ancora non individuato, che avrebbe assunto le funzioni di gestore. La scelta di un modello misto è stata attribuita a Giovanni Zannini, responsabile dell’ente, e supportata dal sindaco di Vairano Patenora, Stanislao Supino, che ha sostituito Anacleto Colombiano come presidente dell’Ente d’Ambito.

Il linguaggio della proposta è stato volutamente condizionale, evidenziando l’assenza di una delibera formale del Comitato d’Ambito. La delibera, che dovrebbe essere registrata sia all’Albo Pretorio che nella sezione “Amministrazione Trasparente”, non è risultata reperibile, facendo sorgere dubbi sulla correttezza procedimentale dell’intero iter decisionale.

Trasparenza in discussione: la mancata pubblicazione della delibera

La mancata presenza della delibera nel D.lgs. 33/2013, che impone la trasparenza di tutti gli atti amministrativi, è stata interpretata da diversi osservatori come una violazione palesemente documentata. Gli enti gestiti da Giovanni Zannini rischiano, quindi, sanzioni per non aver rispettato i criteri di pubblicazione obbligatoria, un punto che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha già evidenziato in precedenti procedimenti.

Nel frattempo, il Tribunale Fallimentare di Santa Maria ha fissato per maggio una nuova udienza che coinvolgerà figure come Pasquale Di Biasio e Palmieri, i quali rimangono in carica nonostante le numerose richieste di chiarimento. La prosecuzione di questa vicenda, che ha destato preoccupazione anche tra i cittadini di Caserta, rimane in attesa di un provvedimento finale, lasciando l’intera provincia in uno stato di incertezza sulla gestione futura dell’acqua.

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