La morte della piccola Beatrice, ritrovata priva di vita il 9 febbraio 2026 nella casa della madre a Bordighera, ha assunto nuove pieghe dopo ulteriori accertamenti investigativi. Le indagini coordinate dalla Procura di Imperia hanno portato all’arresto del compagno della madre, con una riqualificazione del reato che ora parla di maltrattamenti aggravati e continuati, ritenuti all’origine del decesso.
Il quadro probatorio raccolto dagli inquirenti comprende intercettazioni, immagini di videosorveglianza, conversazioni e file multimediali sequestrati dai carabinieri del RIS e testimonianze delle due sorelline, collocate in una struttura protetta. Questi elementi hanno convinto il pubblico ministero a ritenere sussistenti condotte reiterate di violenza.
La ricostruzione degli ultimi giorni
Secondo la ricostruzione investigativa, la notte tra l’8 e il 9 febbraio 2026 la bambina si trovava in casa del compagno della madre, a Perinaldo. Le dichiarazioni delle sorelle maggiori descrivono un peggioramento progressivo delle condizioni di Beatrice, con segni di traumi, vomito e perdita di sangue dal naso. Le bambine avrebbero chiesto aiuto ripetutamente senza ottenere risposte dagli adulti presenti.
Trasferimento e primi soccorsi
La mattina del 9 febbraio la bambina sarebbe stata trasportata in auto avvolta in una coperta; gli inquirenti sostengono che, al momento dell’arrivo a Bordighera, la piccola fosse già deceduta. I soccorritori intervenuti notavano lividi e macchie compatibili con lesioni pregresse, circostanza che portò al coinvolgimento dei carabinieri e all’attivazione dei consulenti della Procura.
Elementi probatori e modifica delle accuse
Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati telefoni cellulari, file multimediali e tabulati che hanno avuto un ruolo determinante. Sul dispositivo del compagno sono emerse fotografie che ritraggono la bambina con evidenti ecchimosi e un video particolarmente inquietante in cui le viene imposta una sigaretta mentre gli adulti ridono: materiali che, per gli investigatori, attestano una condotta reiterata di violenza.
Le chat e la videosorveglianza
Le chat presenti nei telefoni e le immagini delle telecamere pubbliche hanno inoltre mostrato contraddizioni nei racconti forniti fin dalle prime ore dagli indagati. Secondo il procuratore Alberto Lari, i fotogrammi e gli scambi di messaggi confermerebbero che l’evento fatale è avvenuto a casa del compagno e non nella versione inizialmente fornita.
Dichiarazioni delle minori e percorso protetto
Le due sorelline di Beatrice, che oggi sono assistite da psicologi in una struttura protetta, hanno reso dichiarazioni che hanno contribuito a cambiare il corso delle indagini. La sorella maggiore ha raccontato dettagli crudi sullo stato di salute della piccola e sulle richieste di soccorso rimaste inascoltate, elementi ritenuti attendibili dopo il lavoro dei consulenti e degli operatori che le hanno seguite.
Supporto psicologico e affidabilità delle testimonianze
Dalle relazioni psicologiche emerge un miglioramento della capacità delle bambine di raccontare gli episodi subiti, un percorso che ha permesso agli investigatori di confrontare le loro versioni con i riscontri tecnici. Questo processo è stato fondamentale per stabilire una timeline degli eventi e per valutare la dinamica delle responsabilità.
Autopsia, perizie e sviluppo processuale
L’autopsia, eseguita alla presenza dei consulenti nominati dalle parti, è stata affidata al professor Francesco Ventura e richiederà i tempi tecnici per gli esami integrativi: gli accertamenti preliminari indicano la presenza di lesioni e di un trauma cranico, elementi che dovranno essere confermati dai referti definitivi.
Con la riqualificazione delle accuse, la Procura ha configurato per la madre e il compagno il reato di maltrattamenti continuati e aggravati, che comporta un intervallo di pena più gravoso rispetto all’ipotesi iniziale di omicidio preterintenzionale. Contestualmente sono in corso ulteriori verifiche tecniche da parte dei RIS e di consulenti esterni.
Implicazioni e prossimi passi
Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e per individuare eventuali responsabilità aggiuntive. Sono state già eseguite perquisizioni domiciliari e sequestri, e si attende l’esito completo delle analisi biologiche e strumentali. Nel frattempo, le tre bambine sono state allontanate dal nucleo familiare e sono sotto tutela dei servizi sociali.
Il caso, oltre alla dimensione giudiziaria, solleva interrogativi sul ruolo delle reti di protezione per i minori e sulla tempestività degli interventi: questioni che saranno al centro degli sviluppi investigativi e giudiziari nei prossimi mesi.