Le manifestazioni dei camionisti nel Mezzogiorno hanno caratterizzato gli ultimi mesi come una risposta al crescente caro gasolio e al generale costo della vita. Dopo settimane di blocchi su autostrade, arterie urbane e strade provinciali, le forze dell’ordine e le autorità locali hanno avviato una graduale rimozione dei presidi, ma la tensione rimane accesa, soprattutto tra chi subisce l’onere di un carburante ormai insostenibile.
Allentamento dei blocchi e persistenza del malcontento
In Sicilia, l’incontro di martedì con il ministero dei Trasporti Matteo Salvini ha innescato una diminuzione dei sit-in: i camionisti hanno iniziato a ritirarsi dagli snodi chiave, accorpare le forze di pressione. Analogie dinamiche si sono osservate in Basilicata e Calabria, dove le autorità hanno consentito lo sgombero dei presidi dopo accertamenti di sicurezza. Tuttavia, in Puglia la protesta persiste, con gruppi di autotrasportatori ancora radunati in punti strategici, segnalando che la frustrazione per il caro diesel non è perciò ancora placata.
Campania: la rete di disagi
Il territorio campano ha registrato una delle più estese catene di blocchi: da Caserta Sud a Napoli, passando per Carinaro, Teverola, Maddaloni e Nola, decine di tir hanno occupato le carreggiate, lasciando corsie ristrette per automobilisti e motociclisti. Le forze dell’ordine hanno effettuato più di 1.300 identificazioni, sporto oltre 70 denunce e emesso quasi 250 sanzioni amministrative. Grazie a queste azioni, l’afflusso su arterie come l’ A1 Milano-Napoli e l’ A30 Caserta-Salerno è progressivamente tornato alla normalità, sebbene la piena funzionalità non sia ancora ripristinata.
Le richieste del settore e le risposte istituzionali
Il capo della categoria, Vincenzo Di Maio di TrasportoUnito, ha richiesto al governo un credito d’imposta sul gasolio pari a 480 milioni di euro per il periodo marzo-agosto 2026, con un’erogazione completata entro novembre. Un ulteriore 60 milioni sarebbero destinati a coprire i mesi di settembre-ottobre. Parallelamente, è avanzata la domanda di 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare a partire dal 1° gennaio 2027, una misura che, secondo i rappresentanti, non graverebbe sul bilancio del Ministero dei Trasporti. Di Maio ha contestato l’uso dei fondi già stanziati lo scorso aprile, sostenendo che tali risorse dovrebbero essere riservate al settore e non ridistribuite ad altre voci di spesa.
Le dichiarazioni di governo e le tensioni politiche
La premier Giorgia Meloni ha condannato gli episodi di intimidazione rilevati durante le manifestazioni, distinguendo tra legittimo diritto di protesta e comportamenti che minacciano la sicurezza dei cittadini. Ha inoltre chiesto al ministero dell’Interno Matteo Piantedosi di garantire la libera circolazione e la consegna delle merci, evitando speculazioni sui prezzi. Parallelamente, Matteo Salvini ha dichiarato la disponibilità a discutere un tetto al prezzo del gasolio, ma ha escluso la tolleranza di azioni criminali, richiamando l’attenzione su presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei gruppi di protesta. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha suggerito di verificare i casellari giudiziari dei leader delle manifestazioni, sostenendo che tale verifica non indebolirebbe la legittimità delle richieste dei cittadini.
Nel frattempo, i sindaci di Bari e Napoli hanno sollecitato un anticipo del confronto previsto per il 27 ottobre, temendo una nuova paralisi urbana e il ristagno dei rifiuti. Il vicepremier Antonio Tajani ha ricordato che bloccare le autostrade danneggia non solo i camionisti ma anche produttori e consumatori, invitando al dialogo costruttivo. Le proteste, pur attenuandosi in alcune aree, continuano a generare scorte di carburante limitate, supermercati quasi vuoti e interruzioni nel trasporto pubblico, confermando che il costo del diesel resta una delle principali preoccupazioni per l’intera popolazione.



