La Chiesa di S. Maria a Castello, situata sul monte Somma, è un piccolo gioiello di fede e storia che ha visto susseguirsi numerosi proprietari e gestori nel corso dei secoli. La sua vicenda inizia con i primi eremiti e ordini religiosi, per arrivare fino alla Curia Vescovile di Nola, che ne detiene la proprietà attuale.
Questa chiesetta, inizialmente gestita da eremiti e ordini religiosi, ha avuto una storia complessa e affascinante, segnata da passaggi di proprietà e cambiamenti di gestione. La sua vicenda inizia con i primi eremiti e ordini religiosi, per arrivare fino alla Curia Vescovile di Nola, che ne detiene la proprietà attuale.
Dai Domenicani ai Di Mauro: i primi passaggi di proprietà
Nel 1829, durante la Santa Visita del Vescovo nolano Mons. Gennaro Pasca, si attesta che il romitaggio di S. Maria a Castello era di pertinenza dei Padri Domenicani di Napoli. Un documento conservato nella Curia Vescovile di Nola conferma che, dopo la Rivoluzione francese del 1799, erano subentrati i PP. Domenicani di Madonna dell’Arco nella conduzione della chiesetta.
Secondo l’avv. Francesco Migliaccio, nel 1855 i Domenicani erano ancora presenti a Castello. Tuttavia, il prof. Raffaele D’Avino afferma che la chiesa fu ceduta ai Di Mauro, una famiglia che già ne possedeva la proprietà prima del 1623. Dopo la morte di Don Felice Mauro nel 1893, la proprietà passò al nipote Don Francesco Mauro, che però morì giovane, lasciando la chiesetta ai suoi genitori Luigi e Vincenza D’Alessandro.
La donazione al sacerdote D. Giuseppe Terracciano
Nel 1913, i coniugi Di Mauro e D’Alessandro donarono la chiesa al sacerdote sommese D. Giuseppe Terracciano. Tuttavia, nel 1925, con un atto del notaio Michele De Vivo, vendettero la struttura a un gruppo di suore della Comunità Cuore Eucaristico di Gesù delle Suore Serve dei Poveri di Marigliano.
Suor Angelina Coppola e l’Orfanotrofio Cuore Eucaristico di Gesù
Tra le suore acquirenti, spicca la figura di suor Angelina Coppola madre superiora dell’Orfanotrofio Cuore Eucaristico di Gesù. Durante la Grande Guerra, suor Angelina prestò importanti servizi umanitari a Riparbella, in provincia di Pisa, chiamata al compito dal Cardinale Pietro Maffi. Con il tempo, suor Angelina divenne l’unica proprietaria della struttura montana, trasferendosi sul monte Somma con un nucleo di bambine abbandonate.
Con testamento pubblico del 31 marzo 1943, suor Angelina nominò eredi universali Gervasio Angelina di Antonio e Russo Incoronata di Michele. Alla sua morte, nel 1943, le due eredi alienarono a favore delle Suore Francescane Elisabettine, dette Bigie, non solo il fabbricato a ridosso della chiesa e il piazzale antistante la chiesetta di Castello a Somma Vesuviana, ma anche il vecchio orfanotrofio con annesso giardino di via Benedetto Bonazzi a Marigliano.
La proprietà della chiesa e le controversie
Un punto controverso riguarda la proprietà della chiesa. Mentre alcuni atti notarili precedenti indicano che la chiesetta era tra le proprietà di suor Angelina Coppola, l’atto notarile del 1947 afferma che la chiesa e la canonica sono beni ecclesiastici alle dipendenze del Vescovo. Questo contrasto solleva interrogativi sulla legittimità dei passaggi di proprietà.
Nel 1956, il Consiglio municipale di Somma Vesuviana approvò l’acquisto delle case adiacenti alla Chiesa di S. Maria a Castello per la sistemazione del santuario. Il fabbricato e relativo spiazzo furono alienati dalle Suore Bigie al Municipio di Somma Vesuviana nel 1958. La struttura, comprendente tredici vani a piano terra e quattro vani al primo piano, confinava con le proprietà del barone Raimondo Alfano.
Nel 1964, l’Amministrazione Provinciale aprì una strada che collegava il centro del paese con la chiesetta. Fu presentato un progetto per un nuovo complesso che potesse accogliere i numerosi fedeli, ma di quel progetto rimane solo un vecchio plastico costruito dallo scultore Giorgio Perna.



