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Diagnostica di laboratorio: tra automazione e microscopio il richiamo dei biologi

Scoperte e richiami pratici su microscopio, supplementazione di ferro e dialogo tra biologo e ematologo

Diagnostica di laboratorio: tra automazione e microscopio il richiamo dei biologi

Il 22 maggio 2026, presso l’Hotel Mediterraneo–Renaissance di Napoli, si è svolto l’evento formativo intitolato diagnostica di laboratorio nello studio delle patologie del globulo rosso e del metabolismo del ferro, promosso dall’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise. All’incontro hanno partecipato biologi, ematologi, medici e tecnici di laboratorio per confrontarsi sulle tecnologie emergenti e sulle competenze tradizionali necessarie per una diagnosi efficace. L’evento ha voluto mettere a fuoco non solo strumenti e protocolli, ma anche il valore della formazione continua e del lavoro condiviso tra professionisti.

Il dibattito ha ruotato intorno al delicato equilibrio tra automazione e manualità: mentre i sistemi ad alta automazione accelerano le analisi, cresce il timore che si perda la capacità di riconoscere a vista anomalie complesse. In questo contesto è emerso il concetto di manualità come competenza clinica fondamentale, non un lusso del passato. Relatori e partecipanti hanno sottolineato come l’uso combinato di tecnologie e metodi tradizionali possa migliorare i percorsi diagnostici, soprattutto nelle eritrocitopatie e nelle emoglobinopatie.

Tecnologia versus competenze manuali

Nel corso della giornata Arnolfo Petruzziello, presidente dell’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise e moderatore dei lavori, ha richiamato l’attenzione sull’impatto dell’automazione. Secondo Petruzziello, la progressiva sostituzione della lettura manuale con risultati automatici rischia di far decadere abilità come l’osservazione al microscopio, ancora indispensabile per individuare alcune alterazioni eritrocitarie non rilevabili dagli strumenti automatici. L’appello è stato chiaro: integrare innovazione e competenze storiche per mantenere alta la qualità diagnostica.

Il valore pratico del microscopio

La discussione sul ruolo del microscopio ha evidenziato come questo strumento resti utile per riconoscere morfologie cellulari atipiche e difetti strutturali del globulo rosso. Molti relatori hanno usato la metafora della biblioteca: l’automazione è come un motore di ricerca che trova rapidamente i dati, mentre la manualità è la lettura critica che interpreta il contesto. In pratica, la presenza di un esperto capace di integrare output automatici e osservazione diretta è fondamentale per diagnosi accurate e personalizzate.

Nutrizione, obesità e chirurgia bariatrica

Un altro tema centrale è stato il legame tra nutrizione, obesità e alterazioni del metabolismo del ferro. Luigi Schiavo, consigliere dell’Ordine e referente per la nutrizione, ha spiegato che l’obesità spesso comporta uno stato di infiammazione cronica di basso grado che altera l’assorbimento e la distribuzione del ferro, con conseguenti carenze. Inoltre, gli interventi di bariatria possono esacerbare questi deficit se non sono accompagnati da controlli mirati e programmi di supplementazione personalizzata.

Prevenzione e gestione delle carenze

Dal confronto è emersa la necessità di protocolli di monitoraggio che prevedano esami di laboratorio periodici e strategie nutrizionali adeguate. La correzione delle carenze di ferro e di altri micronutrienti è spesso semplice ma richiede tempestività: identificare e trattare precocemente un paziente obeso e anemico può migliorare significativamente la qualità di vita. Esperti hanno indicato percorsi pratici di integrazione e follow-up per pazienti pre e post intervento bariatrico.

Collaborazione multidisciplinare e ruolo del biologo

Vincenzo Cosimato, tesoriere dell’Ordine e responsabile scientifico del corso, ha posto l’accento sull’importanza del dialogo tra figure professionali: il biologo e l’ematologo devono condividere linguaggi e obiettivi per evitare ritardi diagnostici. In particolare, il biologo è stato definito un perno nel monitoraggio della malattia minima residua e nella valutazione dell’efficacia terapeutica, attività che richiedono competenze tecniche e comunicative per tradurre i dati di laboratorio in decisioni cliniche.

La giornata, introdotta da Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi, ha visto la partecipazione di esperti di rilievo nazionale come Achille Iolascon, Roberta Russo, Immacolata Andolfo e Michela Grosso, che hanno contribuito con aggiornamenti su eritrocitopatie ereditarie, omeostasi del ferro e nuovi approcci diagnostici. In conclusione, i promotori hanno sottolineato che la strada più efficace resta l’integrazione tra tecnologie avanzate, competenze tradizionali e approcci nutrizionali mirati per garantire diagnosi tempestive e cure più efficaci.

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