Un professionista di cinquantotto anni, residente nella provincia di Caserta, è stato recentemente assolto dalle accuse di falso ideologico e falso materiale legate alla revisione del bilancio comunale del 2017. L’uomo aveva ricoperto la carica di revisore dei conti del Comune di Pratola Serra per il biennio 2017-2018, periodo in cui la procura di Avellino aveva aperto un’indagine approfondita sugli atti di gestione finanziaria dell’ente.
Le indagini, condotte con il supporto della Guardia di Finanza, avevano messo a fuoco delle presunte discrepanze tra i dati riportati nei pareri del 3 maggio 2018 e nella relazione del 22 maggio 2018 e quelli contenuti nelle delibere comunali del 19 aprile 2018. In particolare, si contava una differenza di circa 136.205,71 euro nei residui attivi, considerata dai ricercatori come un’indicazione di crediti inesistenti.
Il procedimento giudiziario e le accuse
Il capo d’imputazione descriveva che, secondo i documenti prodotti dal revisore, al 31 dicembre 2017, a seguito di un ri-accertamento ordinario, i residui attivi ammontavano a 8.415.333,86 euro e i residui passivi a 6.695.352,46 euro, con un avanzo di amministrazione di 1.719.981,40 euro. Le determine comunali, invece, riportavano valori più bassi: residui attivi di 8.279.128,15 euro, residui passivi di 6.684.041,83 euro e un avanzo di 1.595.086,32 euro. La discrepanza di 136.205,71 euro era stata interpretata come la possibile presenza di residui attivi inesistenti.
Le cifre contestate
Le autorità hanno considerato tale differenza come indice di una possibile violazione dell’articolo che punisce il falso commesso da pubblico ufficiale. L’accusa sosteneva che il revisore avesse attestato, nei pareri ufficiali, dati non corrispondenti al vero, ingannando così l’amministrazione comunale e, di conseguenza, l’intero procedimento di approvazione del rendiconto. La procura aveva richiesto una condanna, ma la difesa, affidata agli avvocati Giuseppe Vitiello (Foro di Benevento) e Domenico Della Gatta (Foro di Napoli Nord), aveva contestato la fondatezza delle evidenze.
Il dibattimento e l’assoluzione
Il processo si è svolto dinanzi al giudice monocratico Pierpaolo Calabrese del Tribunale di Avellino. Durante l’istruttoria, il difensore ha presentato una consulenza tecnica che ha messo in dubbio la validità delle analisi contabili utilizzate dall’accusa, evidenziando errori di calcolo e divergenze metodologiche tra i diversi bilanci. Inoltre, il revisore ha fornito la propria testimonianza, sottolineando la complessità delle operazioni di ri-accertamento e la presenza di rettifiche successive che, a suo avviso, spiegavano le variazioni nei residui.
Al termine del dibattimento, il giudice ha ritenuto che non fossero state dimostrate in maniera incontrovertibile le fattispecie di falso ideologico e falso materiale. La decisione è stata in linea con la richiesta della Procura, che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato, ritenendo le prove insufficienti a configurare un reato. La sentenza ha quindi dichiarato il revisore non colpevole, chiudendo il procedimento penale.
Conseguenze per il revisore e per il Comune
L’assoluzione libera il professionista da ogni accusa penale, consentendogli di continuare la propria attività di revisore senza il peso di una condanna penale. Tuttavia, la vicenda ha evidenziato l’importanza di una più rigorosa verifica dei dati contabili in fase di approvazione del bilancio, soprattutto nei comuni di dimensioni ridotte dove le risorse tecniche sono spesso limitate. Per l’Amministrazione di Pratola Serra, il caso rappresenta un monito per migliorare la trasparenza e la coerenza dei propri documenti finanziari, al fine di evitare future indagini simili.



