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Lavitola in carcere: il Riesame respinge la richiesta di domiciliari

Valter Lavitola rimane in carcere dopo il rifiuto del Riesame di Roma alla richiesta di domiciliari. Confermata l'aggravante del metodo mafioso. Nuove indagini sui presunti buchi nelle comunicazioni con Ranucci.

Lavitola in carcere: il Riesame respinge la richiesta di domiciliari

Valter Lavitola, l’ex editore reo confesso di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, resterà in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai suoi legali, confermando anche l’aggravante del metodo mafioso.

L’udienza di lunedì scorso ha visto Lavitola rendere dichiarazioni spontanee, ribadendo il suo coinvolgimento nell’attentato e fornendo una sua versione dei fatti. Secondo quanto riferito, Lavitola avrebbe agito con l’intento di proteggere Ranucci da minacce di cui era a conoscenza. Tuttavia, la procura di Roma sta approfondendo le indagini, con un focus particolare sui presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci.

Le dichiarazioni di Lavitola e la richiesta di domiciliari

Durante l’udienza, Lavitola ha affermato di aver avuto un rapporto di amicizia con Ranucci e di aver sperato che questo legame potesse rappresentare un riscatto sociale per la sua figura. Ha inoltre dichiarato di aver agito per proteggere il giornalista, sostenendo che l’idea della bomba fosse stata di Clesio Gomes Tavares, al quale avrebbe dato un mandato in bianco specificando che non doveva fare male a nessuno.

I difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano richiesto gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata, sostenendo che la custodia cautelare fosse eccessivamente restrittiva. Tuttavia, il Riesame ha respinto la richiesta, motivando la decisione con la necessità di garantire la sicurezza pubblica e la continuità delle indagini.

Le indagini della procura di Roma

Le indagini della procura di Roma si stanno concentrando su due fronti principali: le comunicazioni tra Lavitola e Ranucci e gli affari finanziari dell’ex editore. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati stanno analizzando i telefoni cellulari e il pc sequestrato a Lavitola, alla ricerca di cancellazioni sospette nelle chat, sia prima che dopo l’attentato.

Parallelamente, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, stanno indagando sugli affari finanziari di Lavitola, con un particolare focus sui suoi interessi legati al carbon credit in Africa. Queste indagini potrebbero rivelare ulteriori dettagli sulle motivazioni dietro l’attentato e sui legami di Lavitola con altri soggetti.

Le motivazioni del Riesame e le prossime mosse della difesa

Il tribunale del Riesame ha motivato la decisione di mantenere Lavitola in carcere con la necessità di prevenire eventuali interferenze con le indagini in corso. La difesa, tuttavia, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, sostenendo che la custodia cautelare sia sproporzionata rispetto ai fatti contestati.

Nel frattempo, le indagini continuano, con l’obiettivo di fare chiarezza sugli eventi del 16 e sui legami tra Lavitola e Ranucci. La conferma dell’aggravante del metodo mafioso aggiunge un ulteriore livello di complessità al caso, rendendo ancora più cruciale il lavoro degli inquirenti.

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