Alle 7:45 del mattino del 8 ottobre, una fila di pullman parte da vari punti della capitale per raggiungere il centro storico. Centinaia di persone, molte delle quali costrette a lasciare le proprie case dopo lo sciame sismico del 31 luglio, si dirigono verso il Colosseo, da dove parte un corteo che si snoda fino a Palazzo Chigi. Lungo il percorso si distinguono quattro sindaci – Luigi Manzoni di Pozzuoli, Josi Gerardo Della Ragione di Bacoli, Antonio Sabino di Quarto e Salvatore Scotto di Santoro di Monte di Procida – che hanno deciso di accompagnare i cittadini nella richiesta di interventi immediati.
Il corteo a Roma: numeri, tappe e simboli
Il punto di partenza è il simbolo eterno della città: il Colosseo. Da lì, il gruppo attraversa le vie centrali, porta cassette dei cartelloni con la scritta “Chiudete i cantieri, salvate le case” e culmina con una delegazione che depone una petizione davanti al presidente del Consiglio, Matteo Piantedosi, nella sala del Quirinale. A Pozzuoli, la protesta ha avuto un eco immediato: negozi chiusi, veicoli parcheggiati davanti alle assemblee dei residenti, segno tangibile di solidarietà. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ottenere un *decreto decennale* attivo, con stanziamenti concreti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati.
Il quadro scientifico: sismicità in diminuzione ma bradisismo costante
Nel frattempo, l’Osservatorio Vesuviano, guidato dalla dott.ssa Lucia Pappalardo, registra una contraddizione apparente. Dopo l’intenso sciame del 31 luglio – che ha incluso il più forte terremoto mai registrato nei Campi Flegrei (magnitudo 4.7) e sette eventi con magnitudo ≥3 – il mese di settembre ha mostrato solo 92 scosse, la più forte di magnitudo 2.0. Sensibilizzare che la diminuzione della sismicità non equivale a una riduzione del bradisismo è il messaggio chiave dell’esperta. Le sue osservazioni indicano che, nonostante il calo delle scosse, il suolo continua a sollevarsi a una velocità media di 10 ± 3 mm al mese, valore stabile da febbraio 2026.
Deformazioni, gas e temperatura della Solfatara
Le misurazioni GNSS mostrano piccole discontinuità cosismiche nella zona centrale della caldera, ma nessuna variazione significativa del pattern di deformazione rispetto al periodo precedente il terremoto. I parametri geochimici, tra cui la temperatura della fumarola Bocca Grande nella Solfatara (circa 173 °C), rimangono nei trend di lungo periodo, segnalando un continuo riscaldamento e pressurizzazione del sistema idrotermale. Non sono state rilevate nuove fumarole di rilievo, ma le emissioni nei pressi di Solfatara e Pisciarelli mostrano fluttuazioni locali legate a variabili meteorologiche.
Le richieste dei sindaci e le risposte istituzionali
I quattro sindaci presenti a Roma hanno sottolineato che il bradisismo non è una questione politica, ma una emergenza territoriale. Hanno chiesto al Governo di approvare entro martedì il decreto decennale in modo da avviare lavori strutturali e infrastrutturali, stabilizzare i dipendenti comunali assunti negli ultimi tre anni e garantire risorse sufficienti per la messa in sicurezza di tutti gli edifici, sia pubblici che privati. Le parole di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, sono state accogliute con favore: ha assicurato che il provvedimento arriverà in Consiglio dei Ministri entro il termine indicato.
Il Prefetto Michele di Bari, insieme al Presidente della Regione, Roberto Fico, e al Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, hanno confermato la loro disponibilità a sostenere le richieste dei cittadini. Hanno ribadito che il monitoraggio continuo della caldera è una priorità e che le autorità dovranno fornire informazioni trasparenti e tempestive alla popolazione. Nonostante la quiete sismica degli ultimi due mesi, gli esperti avvertono che il rischio di eventi più energetici rimane, poiché le condizioni di pressione idrotermale non sono cambiate.
Prospettive future e necessità immediate
Con più di 6.000 persone ancora sfollate, l’attesa di un intervento efficace è palpabile. La manifestazione di Roma, oltre a denunciare i ritardi, vuole ricordare che il sollevamento del suolo continua e che, finché le fonti profonde non saranno mitigate, la vulnerabilità della zona rimarrà alta. La sfida per le istituzioni è trasformare le promesse politiche in azioni concrete: finanziamenti, piani di evacuazione, ricostruzione e, soprattutto, un programma di monitoraggio integrato che tenga conto di sismicità, deformazioni e segnali geochimici.



