Davanti al Molo San Vincenzo, luogo storico delle partenze, è stata inaugurata un’opera che riporta alla luce le vicende dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. L’intervento, intitolato In Sanguine Foedus. Nuovo Mondo, nasce dall’idea di restituire volto e voce a chi lasciò Napoli in cerca di lavoro e speranza, trasformando una banchina in uno spazio di memoria condivisa. L’opera si propone non solo come espressione artistica ma anche come strumento di collegamento tra passato e presente, tra famiglie rimaste e nuclei che ricomposero la propria vita oltreoceano.
Promosso da Francesco Andoli e Germana Valentini e realizzato dall’artista napoletano Vittorio Valiante in collaborazione con Inward Osservatorio nazionale sulla creatività urbana, il murale è stato sostenuto dall’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno centrale con il contributo di realtà locali. La scelta dello spazio non è casuale: il Molo San Vincenzo è il punto di partenza di milioni di persone e diventa qui il palcoscenico per storie individuali rese collettive grazie alla pittura murale e alla tecnologia.
Un mosaico di volti e storie
La superficie pittorica mostra i ritratti di uomini, donne e bambini composti a partire da fotografie d’epoca e ricordi familiari: ogni immagine è il frutto di una ricerca documentaria che mira a rispettare l’identità delle persone ritratte. Accanto ai volti sono stati inseriti QR code che permettono ai visitatori di accedere a biografie, testimonianze e percorsi migratori; in questo modo l’opera si trasforma in un archivio aperto e interattivo. Il progetto valorizza la dimensione personale delle storie, offrendo a chi passa la possibilità di ascoltare voci lontane e di approfondire il contesto storico-sociale in cui ebbero luogo le partenze.
Accessibilità e partecipazione
La scelta tecnologica dei QR code risponde all’obiettivo di rendere l’opera fruibile e partecipata: basta inquadrare il codice per entrare in contatto con documenti, fotografie e ricostruzioni narrative. Questo approccio trasforma il murale in un punto di accesso alla memoria collettiva, permettendo a discendenti, cittadini e turisti di esplorare le storie rappresentate e di inserirle in un più ampio percorso di conoscenza sull’emigrazione italiana.
Il filo rosso: simbolo e continuità
Attraverso l’intera composizione corre un elemento centrale: un filo rosso che unisce tutte le figure e segna il percorso visivo dell’opera. Il filo richiama i gesti dei commiati, quando molti conservavano nastri o cordicelle come pegni affettivi, e vuole essere il segno tangibile del legame tra chi partiva e chi restava. Nel progetto il colore e la materia diventano simboli: il rosso allude anche al sangue di San Gennaro, figura protettrice che per molti emigranti rimase riferimento spirituale e identitario, creando una continuità simbolica tra la città d’origine e il luogo d’arrivo.
Un ponte verso New York
Il filo non rimane confinato a Napoli: è prevista la realizzazione di un secondo intervento a Little Italy, a New York, intitolato In Sanguine Foedus. Il Santo, che raffigurerà una lettura contemporanea e popolare di San Gennaro. Le due opere saranno quindi pensate come scene di un unico racconto visivo che attraversa il tempo e lo spazio, consentendo a osservatori di entrambe le sponde dell’Atlantico di percepire un racconto condiviso di migrazione, devozione e identità culturale.
Presentazione e valore pubblico
All’evento di presentazione, oltre ai promotori, hanno partecipato rappresentanti istituzionali e culturali tra cui Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno centrale, e Luca Borriello, direttore di Inward. Nel corso della cerimonia è stato sottolineato il valore del progetto come occasione di riflessione pubblica e come contributo alla rigenerazione urbana del porto. L’opera vuole parlare non solo agli appassionati d’arte ma anche alle comunità che si riconoscono in quelle vicende, stimolando memoria, dialogo e partecipazione civica.
Con In Sanguine Foedus. Nuovo Mondo il porto diventa così luogo di racconto e incontro: un murale che custodisce volti e nomi, connette famiglie e città e offre strumenti digitali per approfondire e mantenere viva una storia complessa e fondamentale per l’identità di molte comunità italiane.