L’isola di Capri si prepara a rendere un omaggio duraturo a uno dei suoi figli più illustri, Peppino di Capri scomparso sabato scorso all’età di 86 anni. Il Comune ha annunciato l’intenzione di intitolare una piazza al cantante e pianista e di istituire un premio annuale dedicato alla sua memoria.
Peppino di Capri, nato a Capri il 27 luglio 1939, ha lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana e internazionale. La sua carriera, iniziata negli anni ’50, ha attraversato decenni di successi, rendendolo un ambasciatore della cultura caprese nel mondo.
Un premio per custodire la memoria di Peppino di Capri
Il sindaco Paolo Falco ha comunicato che il premio sarà assegnato annualmente a un artista che si esibirà sull’isola. Questo riconoscimento intende mantenere vivo il legame tra Peppino di Capri e Capri, celebrando il suo contributo alla musica e alla cultura.
“La Città di Capri vuole esprimere la riconoscenza dell’intera comunità verso un suo illustre figlio”, si legge nella nota diffusa dal Comune. L’iniziativa è vista come “un atto di profonda gratitudine e di un dovere morale” nei confronti di un artista la cui eredità è destinata a restare patrimonio delle future generazioni.
La vita e la carriera di Peppino di Capri
Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, ha iniziato la sua carriera musicale in giovane età. A soli quattro anni si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra. A sei anni studiava pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma la sua vera vocazione arrivò presto.
Nel 1953, con l’amico batterista Ettore Falconieri, iniziò a suonare nei night club di Capri e Ischia come ‘Duo Caprese’. Quando l’insegnante scoprì le sue esibizioni, lo cacciò. Da quel momento, Peppino si dedicò completamente alla nascente musica rock d’importazione americana.
Il successo con i Capri Boys
Nel 1956 lui e Falconieri si esibirono a ‘Primo applauso’, condotto da Enzo Tortora, interpretando ‘Cry’ e ‘Tu vuo’ fa’ l’americano’: vinsero e portarono a casa un televisore. Due anni dopo nacquero i ‘Capri Boys’, con Pino Amenta, Mario Cenci e Gabriele Varano: un gruppo ispirato ai rockers americani, che alternava brani napoletani rielaborati e successi statunitensi.
Nel 1958, durante una serata a Ischia, furono notati da un dirigente della Carisch: arrivò il contratto discografico e il nome che sarebbe diventato leggenda, ‘Peppino di Capri e i suoi Rockers’. Tra settembre e dicembre 1958 incideranno dieci brani negli studi Carisch. Il successo esplose con ‘Nun è peccato’, pubblicato il 28 novembre: un evergreen della canzone napoletana.
Anni di trionfi e successi
Il primo 33 giri, uscito il 16 dicembre 1958, divenne uno degli album più venduti della stagione. Nel 1959 arrivò un altro trionfo con ‘Voce ‘e notte’, classico del 1905 che Peppino portò di nuovo in cima alle classifiche. Il 1960 fu l’anno della consacrazione: pubblica vari 45 giri e due album, è onnipresente in hit parade, si esibisce al Ballo dei Re a Napoli e lancia evergreen come ‘Nessuno al mondo’, ‘Nun giurà’ e ‘Luna caprese’.
Nel 1961 sposa la modella torinese Roberta Stoppa, si esibisce alla Carnegie Hall e conquista il Sud America. È anche il periodo delle celebri giacche di lamé, diventate un marchio di fabbrica. A dicembre 1961 lancia il twist in Italia con ‘Let’s Twist Again’, che nel 1962 raggiunge il milione di copie e lo porta in vetta alle classifiche. Seguono ‘Don’t play that song’, ‘St. Tropez Twist’, tournée in Germania e negli Stati Uniti, e il successo di ‘Speedy Gonzales’.
L’ultimo saluto a Peppino di Capri
I funerali di Peppino di Capri si sono tenuti domenica 12 luglio nella chiesa di Santo Stefano a due passi dalla celebre piazzetta dell’isola. Per l’occasione è stato proclamato il lutto cittadino. “Oggi l’isola, con la scomparsa di Peppino di Capri, perde uno dei suoi figli più illustri e amati”, ha dichiarato il sindaco Paolo Falco.
Peppino di Capri lascia un vuoto incolmabile nella musica italiana. Le sue canzoni, come ‘Champagne’, ‘Un grande amore e niente più’, ‘Luna caprese’, ‘Voce ‘e notte’ e ‘Roberta’, hanno commosso e fatto ballare intere generazioni. La sua eredità musicale continuerà a vivere attraverso il premio annuale e la piazza a lui intitolata, un tributo duraturo al suo talento e alla sua passione.



