Il 2 luglio scorso la giovane di 24 anni, Francesca Tucci, è deceduta nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dopo aver subito due interventi chirurgici nei giorni precedenti. La sua morte ha innescato un’indagine penale avviata dalla Procura di Napoli, in cui tre medici sono stati posti sotto indagine per possibile omicidio colposo.
Il 29 ottobre 2026, alle 14:30, gli avvocati Francesco Petruzzi e Massimo D’Errico hanno formalizzato una serie di richieste nei confronti del sostituto procuratore Mario Canale, titolare del fascicolo. Nella loro istanza è stato chiesto l’accesso completo al sistema informatico dell’ospedale per ricavare i dati relativi alla fase post-operatoria della paziente, che si è svolta tra il 30 giugno e il 1° luglio, nonché l’identificazione e l’escussione del medico di turno di quella notte.
Richieste degli avvocati alla Procura di Napoli
Petruzzi e D’Errico hanno presentato una memoria dettagliata, chiedendo il sequestro dei telefoni del medico di turno e del chirurgo responsabile dell’intervento, al fine di ricostruire le conversazioni avvenute nel periodo critico compreso tra il 30 giugno e il 1° luglio. La loro motivazione è ricavare elementi che possano chiarire le dinamiche della fase post-operatoria, in cui la giovane è stata sottoposta a monitoraggi intensivi dopo l’intervento del 29 giugno.
Le tre consulenze di parte presentate dalla famiglia Tucci
Perizia di Capasso e Tufano: operazione prematura e diagnosi incompleta
Il primo documento, lungo 55 pagine, è stato redatto dal professor Emanuele Capasso (medicina legale, Università Federico II) e dal dottor Giuseppe Tufano (chirurgia dell’apparato digerente). Gli esperti hanno evidenziato “profili di imprudenza e di imperizia”, contestando l’indicazione dell’intervento, ritenuto prematuro e basato su una “diagnosi incompleta” senza una valutazione multidisciplinare. Inoltre, hanno segnalato una “negligenza nella sorveglianza del decorso post-operatorio”, suggerendo che una gestione più attenta avrebbe potuto evitare l’esito fatale.
Perizia di Giorgio e Mirabella: colpa professionale evitabile
La seconda relazione, più estesa (126 pagine), è opera di Nicola Maria Giorgio e Antonio Mirabella. Anche questi specialisti hanno messo in dubbio le conclusioni della consulenza tecnica autoptica disposta dalla Procura, individuando “significativi profili di colpa professionale”. Secondo loro, un’attività clinica conforme alle buone pratiche avrebbe potuto impedire l’evoluzione fatale, sottolineando errori nella decisione chirurgica e nella gestione della terapia intensiva.
Stato attuale dell’inchiesta
Al momento, la magistratura sta valutando le diverse perizie di parte, che si contrappongono alle conclusioni della consulenza tecnica autoptica nominata dal pubblico ministero. I tre medici indagati non sono ancora stati formalmente ritenuti responsabili, ma le richieste di sequestro dei dispositivi e l’analisi dei nuovi documenti potrebbero dare una svolta al caso. L’ospedale Cardarelli ha inoltre avviato un’indagine interna per verificare le procedure operative dei reparti coinvolti.



