La notte del 22 luglio 2026, Bologna è stata teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, scatenati dalla morte di Abderrahim Fakir, un 42enne deceduto durante un fermo di polizia. La protesta, inizialmente pacifica, è degenerata in atti di vandalismo e scontri fisici, lasciando un bilancio di 64 agenti feriti e numerosi danni materiali.
Le proteste e gli scontri
La manifestazione è partita da Piazza Maggiore con slogan come “Verità e giustizia per Fakir” e “Basta omicidi di Stato”. Tuttavia, la situazione è rapidamente degenerata quando alcuni manifestanti hanno iniziato a lanciare bottiglie, bombe carta e altri oggetti contro le forze dell’ordine. Gli scontri più violenti si sono verificati davanti alla Prefettura e alla Questura, dove gli agenti hanno risposto con manganellate e lacrimogeni.
I danni e le vittime
Secondo la Questura di Bologna, sono stati danneggiati sei mezzi della Polizia di Stato, imbrattate vetrine di negozi e banche, incendiate due auto e distrutte decine di biciclette. Tra i feriti, due agenti hanno riportato lesioni gravi, tra cui un poliziotto morso a una gamba con una prognosi di 12 giorni. La famiglia di Fakir ha preso le distanze dalle violenze, definendole “un attacco alla famiglia” e chiedendo che l’attenzione rimanga focalizzata sulla ricerca della verità.
Le reazioni istituzionali
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha difeso l’operato della polizia, sottolineando l’importanza delle body-cam nel rivelare la verità. “Non temiamo nulla” ha dichiarato Piantedosi, criticando il “pregiudizio” verso le forze dell’ordine. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso fiducia nella chiarezza che emergerà dalle indagini, ribadendo che “nessuno deve essere immune dalla legge”.
Il dibattito politico
La protesta ha acceso un dibattito politico, con il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha criticato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per aver “invocato una piazza senza avere elementi per capire cosa sia successo davvero”. Salvini ha anche proposto di far pagare i danni ai manifestanti attraverso un conto corrente garantito. D’altra parte, numerosi sindaci del centrosinistra hanno sostenuto Lepore, sottolineando che le violenze appartengono esclusivamente a chi le ha compiute.
Le indagini e le richieste di verità
Le indagini sulla morte di Fakir sono in corso, con le telecamere e le body-cam degli agenti al centro delle attenzioni. La famiglia chiede “verità, giustizia, rispetto e umanità” mentre il cardinale Pietro Parolin ha invitato a “indagare senza violenza”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha condannato la violenza contro le forze dell’ordine, ribadendo che “la verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno”.



