La vicenda giudiziaria che riguarda Paolo Ottaviano52enne riconosciuto dagli inquirenti come figura di spicco del clan Mazzarellaha raggiunto una nuova fase: dopo la scarcerazione per fine pena avvenuta ad aprile scorsola sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del tribunale di Napoli ha disposto la revoca della misura di sorveglianza speciale cui era stato sottoposto.
La decisione arriva a distanza di circa un mese dalla scarcerazione e segue l’istanza presentata dal difensore, l’avvocato Rosario Arienzo. La vicenda conserva elementi sensibili: Ottaviano è nipote del defunto boss Vincenzo Mazzarella e il suo nome era già al centro dell’attenzione degli organi giudiziari e delle forze dell’ordine per fatti e condanne riconducibili ad attività di tipo mafioso.
La scarcerazione e la misura iniziale di controllo
Dopo aver scontato circa 30 anni di detenzione, Ottaviano ha lasciato il carcere per fine pena e, come previsto dagli strumenti di controllo, era stato subito sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Napoli. La misura era stata fissata per una durata di 4 anni e sei mesicon l’obiettivo di monitorare eventuali comportamenti ritenuti pericolosi dalle autorità competenti.
Contro questa imposizione il legale di Ottaviano ha presentato ricorso, sostenendo la mancata sussistenza di elementi che potessero giustificare la persistenza di uno stato di pericolosità attuale. La richiesta ha portato all’esame della documentazione da parte della sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del tribunale di Napoli.
I rilievi del questore e la valutazione giudiziaria
Nel corso dell’istruttoria è emerso il parere del questore: «il questore, nel proprio parere», pur richiamando la storia criminale di Ottaviano e la perdurante presenza del clan, non ha indicato elementi che attestassero una pericolosità attuale in termini concreti e recenti. Il documento della questura ha argomentato soprattutto sulla base del passato e della mancata dissociazione netta, suggerendo comunque l’opportunità di un controllo.
I giudici della sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione hanno tuttavia approfondito il tema della persistenza del rischio: «Va osservato – scrivono i giudici – che Ottaviano sconta un’appartenenza assai pregressa a un sodalizio», ma valutano che tale legame, seppur esistente, sia oggi «assieme rimaneggiato negli associati». Nel testo del provvedimento si sottolinea inoltre che «In presenza di un soggetto portatore di una pericolositàsì qualificata, ma seriamente risalente nel tempo, in assenza di ulteriori più recenti e rilevanti segnali di pericolosità, appare difficile valutare la stessa come persistente nell’attualità».
Implicazioni per il territorio di Poggioreale e reazioni
La revoca della sorveglianza speciale ha effetto diretto sul rione Luzzatti di Poggiorealearea storicamente connessa alle vicende del clan Mazzarella. L’uscita dal carcere e la successiva rimozione della misura restrittiva trasformano la posizione di Ottaviano: da soggetto sottoposto a obblighi e limitazioni a cittadino con piena libertà di movimento.
Gli inquirenti, pur prendendo atto del provvedimento del tribunale, mantengono il monitoraggio su figure ritenute rilevanti per le dinamiche mafiose locali. La decisione giudiziaria, motivata sulla base dell’assenza di segnali recenti di pericolosità, non spegne però l’attenzione della Procura e delle forze di polizia che seguono da vicino gli sviluppi delle cosche sul territorio.
Un elemento drammatico che rimane nella memoria degli investigatori è la morte di Andrea Ottaviano, fratello di Paolo, ucciso durante un conflitto interno al clan di Poggioreale: un fatto che rende più complessa la lettura delle dinamiche familiari e criminali nell’area.
La revoca della sorveglianza speciale è stata concessa dopo l’esame della documentazione e delle argomentazioni difensive presentate dall’avvocato Rosario Arienzoil quale ha insistito sulla necessità di considerare la condizione attuale del suo assistito e la mancata evidenza di comportamenti recenti che possano giustificare il mantenimento della misura. La decisione del tribunale di Napoli è ora destinata a essere osservata dalle autorità interessate, in un contesto dove la presenza storica del clan resta un dato di fatto ma la valutazione del rischio viene valutata alla luce anche del tempo trascorso e dei segnali recenti.



