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Scoperte lauree false in Campania: 1.500 euro per titoli senza valore

Un'inchiesta della Procura di Napoli ha portato alla luce un sistema di lauree false. Scopri come funzionava e chi è coinvolto.

Scoperte lauree false in Campania: 1.500 euro per titoli senza valore

Un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli ha portato alla luce un sistema sofisticato di rilascio di lauree false. L’organizzazione, operante sotto le mentite spoglie di un ateneo non riconosciuto, avrebbe rilasciato 459 certificati di laurea e 49 titoli honoris causa tra il 2004 e il 2026, tutti corredati da un sigillo contraffatto della Regione Campania.

L’indagine è partita da una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca e ha visto il coinvolgimento della Guardia di Finanza che ha eseguito perquisizioni e sequestri. Tra i destinatari dei titoli falsi figura anche il comico Pippo Franco insignito di una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione il 16 aprile. Il comico, tuttavia, non è indagato ed è ignaro di quanto avvenuto.

Un sistema ben organizzato e credibile

Secondo gli inquirenti, il punto di forza del sistema sarebbe stata la comunicazione. Attraverso il sito internet, l’organizzazione pubblicizzava corsi universitari, modalità di iscrizione e informazioni che lasciavano intendere l’esistenza di riconoscimenti ufficiali. A rafforzare questa immagine contribuivano anche riferimenti ad accreditamenti e registrazioni presso enti pubblici, oltre all’utilizzo del logo della Regione Campania ritenuto contraffatto.

Per frequentare i corsi era previsto il pagamento di una quota annuale di circa 1.500 euro. L’offerta formativa comprendeva lauree triennali e magistrali, in particolare nei settori della Sociologia e delle Scienze Turistiche.

Le prove raccolte dagli investigatori

Le verifiche si sono estese anche ai social network e alle fonti aperte. Qui gli investigatori avrebbero trovato numerosi contenuti che documentavano cerimonie di proclamazione, consegna di diplomi e conferimento di lauree honoris causa. Proprio questo materiale avrebbe consentito di individuare molte delle persone che risultavano destinatarie dei titoli.

Uno degli elementi ritenuti più significativi è emerso durante le perquisizioni. Secondo quanto riferito dalla Procura, non sarebbe stata individuata alcuna effettiva struttura universitaria riconducibile all’ente. Al contrario, nelle abitazioni dei principali indagati sarebbero stati trovati archivi contenenti certificati e documentazione relativa all’attività svolta nel corso degli ultimi due decenni.

Il sequestro e le indagini in corso

Il Gip del Tribunale di Napoli condividendo la richiesta della Procura, ha disposto il sequestro del sito internet, delle pagine Facebook e Instagram dell’ente e della documentazione relativa ai certificati universitari. L’indagine è tuttora nella fase preliminare e le contestazioni dovranno essere vagliate nel corso dell’eventuale processo. Tutti gli indagati beneficiano della presunzione di innocenza fino a una decisione definitiva dell’autorità giudiziaria.

L’inchiesta ha portato alla luce un sistema complesso e ben organizzato, capace di costruire negli anni un’immagine di assoluta credibilità. Le indagini continuano per fare piena luce su quanto avvenuto e per individuare eventuali ulteriori responsabili.

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