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Sequestro al Maradona: De Laurentiis indagato per abuso edilizio

Sigilli e indagine al Maradona: una struttura di 150 metri quadri nella tribuna autorità è stata sequestrata e la disputa tra club e Comune ruota attorno al valore di una delibera del 2026

Sequestro al Maradona: De Laurentiis indagato per abuso edilizio

Nel cuore dello stadio Maradona si è aperto un nuovo capitolo giudiziario che coinvolge il patron del Napoli. La Polizia locale ha posto sotto sequestro una struttura realizzata nella tribuna autorità, ritenuta priva del necessario titolo edilizio. L’intervento degli agenti ha fatto emergere una discrepanza tra l’atto politico della Giunta comunale e i permessi tecnici richiesti per cantierizzare un punto ristoro destinato a ospiti vip.

Il sequestro e le accuse

Secondo gli accertamenti, l’opera sequestrata è un manufatto di circa 150 metri quadrati con un’altezza di circa 3,5 metri. I controlli sono scattati il 7 maggio quando due vigili dell’Unità operativa Tutela edilizia hanno trovato operai al lavoro e hanno rilevato l’assenza del permesso di costruire. Il provvedimento di sequestro è stato convalidato dal giudice il 18 maggio, e per questa ragione il presidente del club, Aurelio De Laurentiis, risulta indagato come committente delle opere per l’ipotesi di abuso edilizio.

Caratteristiche del cantiere

Il progetto contestato prevedeva uno spazio chiuso, apparentemente destinato a un punto ristoro o area hospitality per la tribuna autorità, con pareti in pannelli coibentati e rifiniture in cartongesso. Nelle planimetrie compaiono anche servizi igienici separati: elementi che hanno fatto ritenere agli inquirenti la natura non temporanea dell’intervento. La società ha sostenuto una natura provvisoria dell’opera, sostenendo che la struttura sarebbe rimasta fino alla scadenza della convenzione d’uso, ma la magistratura ha valutato la questione secondo i limiti previsti per la temporaneità delle opere prefabbricate.

La delibera che ha acceso la controversia

Al centro della disputa amministrativa c’è una delibera della Giunta comunale di Palazzo San Giacomo, datata settembre 2026, che autorizzava la creazione di tre nuove sale hospitality e prevedeva un adeguamento del canone di concessione di quasi 30mila euro. Il club ha mostrato quell’atto ai vigili come giustificazione per i lavori, sostenendo che la politica cittadina avesse già espresso un nulla osta. Tuttavia, gli uffici tecnici del Comune hanno chiarito che l’atto politico non equivale a un titolo edilizio e che servivano le autorizzazioni urbanistiche formali.

Interpretazioni divergenti

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha definito la vicenda frutto di una «interpretazione contrastante» della delibera: il Comune avrebbe concesso l’uso degli spazi ma non l’autorizzazione ai lavori. Da questa lettura divergente è nato il contenzioso che ha portato al sequestro. Sul piano tecnico-giuridico, l’attenzione si concentra sulla distinzione tra un atto amministrativo che disciplina l’assegnazione degli spazi e il titolo edilizio necessario per trasformare quegli spazi con opere strutturali.

Conseguenze possibili e scenari futuri

Il provvedimento giudiziario ha già prodotto effetti pratici: la società potrebbe dover smontare il materiale installato e valutare la via del ricorso al tribunale del Riesame per ottenere la revoca del sequestro. Il giudice per le indagini preliminari, indicato negli atti, ha motivato la convalida osservando che l’accordo commerciale con il Comune non esaurisce gli obblighi urbanistici previsti dalla legge. Sul piano politico e sportivo, la vicenda alimenta tensioni tra la dirigenza del club e l’amministrazione cittadina, che si riflettono anche nelle dichiarazioni pubbliche del patron e nelle ipotesi di trasferimento dell’impianto verso aree alternative come Napoli Est.

Impatto sull’immagine e sugli sviluppi dello stadio

Oltre agli aspetti penali, il caso rischia di complicare i piani di ammodernamento del stadio Maradona in vista delle aspirazioni internazionali della città. La presenza di sigilli in un settore strategico può impattare la programmazione delle opere, i rapporti con gli sponsor e le verifiche tecniche per eventi internazionali come il progetto degli Europei. Nel frattempo gli avvocati del club lavorano per dimostrare la buona fede e la conformità dell’atto politico che aveva autorizzato nuove sale ospitalità, mentre la magistratura procede con gli accertamenti sul terreno dell’abuso edilizio.

La vicenda rimane aperta: tra atti amministrativi, interpretazioni legali e decisioni giudiziarie si giocherà il futuro immediato della tribuna autorità e, forse, di una parte del rapporto tra il Napoli e la città. I prossimi passaggi processuali chiariranno se la soluzione sarà la rimozione dei lavori o la battaglia legale, con ripercussioni operative per la stagione sportiva e per i progetti di restyling dell’impianto.

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