In un caso che ha suscitato notevole interesse, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto il ricorso presentato da un cittadino contro il diniego del rinnovo della licenza di porto d’armi per uso caccia. La vicenda, iniziata nell’ ha visto coinvolti la Questura di Caserta il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania e la Corte d’Appello di Napoli.
Il diniego del porto d’armi era stato motivato dalla presenza di una condanna penale per furto aggravato relativa a una vicenda di furto di energia elettrica contestata all’interessato nella sua qualità di amministratore di una società. In primo grado, il ricorrente era stato condannato a quattro mesi di reclusione e 120 euro di multa con pena sospesa.
Le motivazioni del ricorso e la decisione del TAR
Nel ricorso, l’interessato aveva sostenuto che la sua responsabilità fosse sostanzialmente riconducibile al ruolo formale ricoperto all’interno dell’azienda e che la vicenda non fosse sufficiente a giustificare un giudizio di inaffidabilità tale da impedire il rinnovo del porto d’armi. A sostegno delle proprie ragioni, aveva evidenziato che, nel 2026 la Corte d’Appello di Napoli aveva dichiarato il non luogo a procedere per improcedibilità per difetto di querela.
Tuttavia, i giudici amministrativi hanno ritenuto infondate le censure. Nella sentenza, viene ricordato che il rilascio della licenza di porto d’armi non costituisce un diritto del cittadino ma una deroga al generale divieto di portare armi previsto dall’ordinamento. Per questo motivo, l’autorità di pubblica sicurezza dispone di ampi poteri di valutazione sull’affidabilità del richiedente.
La normativa e gli effetti delle decisioni giudiziarie
Secondo il TAR, la normativa contenuta nell’articolo 43 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza considera la condanna per il reato di furto una causa ostativa al rilascio del titolo autorizzatorio. In tali casi, il provvedimento della Questura assume carattere sostanzialmente vincolato, poiché discende direttamente dalla valutazione preventiva operata dal legislatore in materia di sicurezza pubblica.
La sentenza affronta anche il tema degli effetti delle successive decisioni giudiziarie. I magistrati hanno chiarito che la legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata con riferimento alla situazione esistente al momento della sua adozione.
Le implicazioni per il futuro
Il TAR ha comunque precisato che la sopravvenuta declaratoria di improcedibilità potrà essere presa in considerazione dall’Amministrazione qualora l’interessato presenti una nuova istanza di rilascio o rinnovo della licenza. Con la decisione pubblicata, il Tribunale ha quindi confermato la legittimità dell’operato della Questura di Caserta e respinto integralmente il ricorso, compensando però le spese di giudizio tra le parti in ragione della particolarità della vicenda.



