16 Giugno 2026 ☁ 23°

Vertenza Tapi di Teva: scioperi, numeri e intervento parlamentare

La divisione Tapi di Teva è sotto tensione: dopo giorni di sciopero i lavoratori sono in presidio a Villanterio e la deputata Chiara Appendino annuncia un'interrogazione in Parlamento per fermare i licenziamenti e salvaguardare competenze e territorio

Vertenza Tapi di Teva: scioperi, numeri e intervento parlamentare

La controversia sulla divisione Tapi del gruppo farmaceutico Teva si è spostata dalla soglia degli stabilimenti alle aule parlamentari. A Villanterio (Pavia) i dipendenti hanno proseguito la protesta davanti ai cancelli, mentre una deputata del Movimento 5 Stelle ha confermato l’intenzione di depositare un’interrogazione per sollevare il tema a livello nazionale. L’azione pubblica segue tre giorni di sciopero che hanno coinvolto più siti produttivi dell’azienda.

Presidio a Villanterio e appello politico

Davanti allo stabilimento di Villanterio i lavoratori hanno organizzato il quarto presidio consecutivo dopo lo sciopero. La deputata presente alla manifestazione ha dichiarato che intende intervenire in Parlamento per chiedere spiegazioni e sollecitare il governo a farsi carico della situazione. Nel suo intervento ha definito inaccettabile la scelta di un’azienda in utile che decide di procedere con licenziamenti e chiusure, sottolineando il rischio di perdita di competenze industriali costruite in anni e il possibile impatto di «desertificazione» sul territorio.

Nel richiamo rivolto al ministro competente è emersa la richiesta di monitorare la vicenda e di non lasciare «sole» le famiglie coinvolte. L’interrogazione annunciata mira a ottenere chiarimenti sulle motivazioni della proprietà e su eventuali alternative praticabili per evitare la procedura di licenziamento collettivo.

Numeri delle eccedenze e calendario delle trattative

I dati concreti della vertenza indicano che sono 32 i lavoratori direttamente a rischio nello stabilimento di Villanterio, mentre il totale degli esuberi comunicati dall’azienda ammonta a 93 persone distribuite tra gli stabilimenti di Rho, Caronno Pertusella (Lombardia) e Santhià (Piemonte). La decisione aziendale, che prevede il taglio di circa il 20% del personale, si inserisce in un quadro più ampio: dal 2017 il gruppo ha già proceduto alla chiusura di quattro siti in Italia coinvolgendo circa 1.000 lavoratori.

I sindacati hanno calendarizzato un incontro con la proprietà il 24 giugno nella sede di Assolombarda a Milano, dove Cgil, Cisl e Uil ribadiranno le loro richieste: rinnovo della disponibilità all’uso di ammortizzatori sociali, blocco immediato della procedura per i 32 dipendenti di Villanterio e ricerca di soluzioni di reindustrializzazione per salvaguardare il mantenimento dell’attività produttiva.

Impatto sul sito e rischi tecnico-ambientali

Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato che lo stabilimento tratta sostanze chimico-farmaceutiche complesse e rientra in un regime di controllo noto come Direttiva Sevesoil che implica obblighi stringenti di manutenzione e monitoraggio. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, l’abbandono prolungato degli impianti potrebbe rendere difficoltosa una futura cessione del sito e trasformare una risorsa produttiva in un «relitto industriale», con potenziali rischi per l’ambiente se non vengono garantite attività di sorveglianza e manutenzione continue.

Sindacati, amministrazione locale e calendario delle mobilitazioni

Le sigle sindacali hanno chiesto il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di misure di tutela per i dipendenti, tra le quali l’utilizzo di strumenti di previdenza e ammortizzatori sociali per gestire la fase transitoria. Il sindaco di Villanterio si è recato al presidio per manifestare solidarietà e per dichiarare la disponibilità dell’amministrazione a farsi parte attiva nella ricerca di soluzioni concrete che evitino l’impoverimento del tessuto economico locale.

I rappresentanti dei lavoratori hanno annunciato l’intenzione di proseguire le azioni di mobilitazione: se le trattative non porteranno a risposte soddisfacenti, sono previsti ulteriori blocchi del lavoro a giorni alterni, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sulle condizioni occupazionali e sulla necessità di preservare il know-how specialistico presente nel polo produttivo.

La vertenza mette in luce il conflitto tra logiche industriali e finanziarie e il valore delle competenze tecniche radicate sul territorio. Con l’interrogazione parlamentare e gli incontri sindacali sul tavolo, la partita ora verte su possibili soluzioni che evitino licenziamenti immediati e permettano di valutare la reindustrializzazione o altre forme di tutela per i lavoratori coinvolti.

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