L’OMS ha lanciato un allarme riguardo alla crescita dei contagi da virus West Nile noto anche come febbre del Nilo in vari Paesi europei, con un’attenzione particolare per l’Italia.
Questo virus, trasmesso principalmente attraverso le punture di zanzare del genere Culex sta mostrando un aumento preoccupante dei casi, soprattutto nel periodo estivo.
La situazione in Italia e in Europa
Secondo l’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’Italia è il Paese con la più ampia diffusione geografica del virus, con 21 casi confermati in 17 aree diverse al 15 luglio. Altri Paesi interessati includono GreciaSpagnaRomania e Macedonia del Nord.
L’OMS invita a rafforzare la sorveglianza delle zanzare e a promuovere campagne di sensibilizzazione per informare i cittadini sulle misure di protezione. Sebbene il rischio per la maggior parte delle persone rimanga basso, è fondamentale adottare precauzioni per evitare le punture di zanzara e riconoscere i sintomi di una possibile infezione grave.
Cos’è il virus West Nile e quali sono i sintomi
Il virus West Nile è stato isolato per la prima volta in Uganda e si trova comunemente in AfricaAsia occidentaleEuropaAustralia e America. Negli ultimi anni, la sua presenza è stata segnalata anche in Italia.
Il periodo di incubazione del virus, dal momento della puntura di una zanzara infetta, varia da 2 a 14 giorni estendendosi fino a 21 giorni per le persone con un sistema immunitario compromesso. Nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica (80% dei casi) o provoca sintomi lievi (20% dei casi), come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei.
In rari casi, il virus può causare complicazioni neurologiche gravi, come encefalite, meningoencefalite o paralisi flaccida, interessando circa lo 0,6% dei casi.
Diagnosi e trattamento
Nei casi lievi, i sintomi tendono a scomparire nel giro di pochi giorni o una settimana. Nei casi più gravi, può essere necessario il ricovero ospedaliero. La diagnosi viene effettuata principalmente attraverso test di laboratorio, come l’Elisa o l’Immunofluorescenza eseguiti su siero e, se necessario, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM.
Per prevenire l’infezione, è fondamentale adottare misure per evitare le punture di zanzara, soprattutto nelle aree colpite. L’OMS raccomanda di utilizzare repellenti, indossare abiti a maniche lunghe e zanzariere, e di eliminare eventuali raccolta d’acqua stagnante che possa favorire la proliferazione delle zanzare.



