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Riforma sulle auto aziendali: come cambiano tasse, optional e regole per il 2026-2026

Il decreto correttivo del 2026 rivede il trattamento fiscale delle auto aziendali: chiarisce il regime per gli ordini 2026, introduce forfait sugli optional e impone un aumento del 50% delle imposte per vetture immatricolate da più di cinque anni, con l'obiettivo di accelerare il rinnovo dei parchi auto.

Riforma sulle auto aziendali: come cambiano tasse, optional e regole per il 2026-2026

Negli ultimi mesi il governo ha introdotto un decreto correttivo che modifica il regime fiscale applicato alle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Le correzioni puntano a sciogliere le incertezze nate dopo la riforma iniziale e a stimolare il ricambio dei veicoli nelle flotte aziendali, intervenendo sia sul calcolo del fringe benefit sia sul trattamento degli optional e delle riassegnazioni.

Le modifiche, discusse e aggiornate nelle settimane successive, ufficializzano criteri più chiari per i contratti stipulati entro il 2026 e definiscono con precisione come calcolare l’imponibile in busta paga per tipologia di alimentazione: elettrico, plug-in, ibrido e endotermico. Il decreto contiene inoltre una norma che incrementa l’imposizione fiscale sulle auto con più di cinque anni, indipendentemente dal tipo di motorizzazione.

Chiarimenti per gli ordini 2026 e regime transitorio

Il testo del correttivo stabilisce che le auto ordinate nel 2026 e consegnate entro i termini previsti manterranno il trattamento fiscale concordato al momento dell’ordine, evitando discriminazioni tra assegnazioni antecedenti o posteriori a specifiche date del 2026. Questa disposizione intende sanare una discrepanza emersa a seguito della prima riforma, che aveva creato incertezza sulle assegnazioni effettuate in fasi diverse. In pratica, i veicoli di proprietà aziendale o in noleggio a lungo termine prenotati nel 2026 e consegnati entro dicembre 2026 restano fuori dal nuovo regime penalizzante previsto per le assegnazioni successive.

Regole sulle riassegnazioni e tutela degli investimenti

Il correttivo disciplina anche le riassegnazioni di auto già in uso a un lavoratore che vengono successivamente affidate a un altro dipendente, eliminando possibili penalizzazioni fiscali per le aziende che ricollocano i mezzi internamente. Questa specifica mira a evitare oneri aggiuntivi che avrebbero potuto scoraggiare la pratica della riassegnazione e a tutelare gli investimenti fatti dalle imprese nella gestione delle flotte.

Forfait sugli optional e metodo di calcolo del fringe benefit

Un punto di forte interpretazione contenzioso riguardava il trattamento degli optional non compresi nelle tabelle ACI: l’Agenzia delle Entrate aveva prospettato valutazioni basate sul valore normale, con calcoli complessi e spesso impraticabili. Il correttivo introduce invece un approccio più semplice: gli optional vengono valutati con un forfait del 5% applicato al valore del veicolo ai fini del fringe benefit. Per quanto riguarda le percentuali applicate in busta paga, il regime prevede che il valore imponibile sia commisurato al costo chilometrico ACI con aliquote differenziate a seconda della motorizzazione (più leggere per l’elettrico, più pesanti per le auto tradizionali), ridefinendo così la base di calcolo per dipendenti e datori di lavoro.

Penalizzazione fiscale per le auto oltre cinque anni

La disposizione più incisiva del correttivo introduce un incremento del 50% dell’Irpef applicata ai fringe benefit per i veicoli concessi in uso promiscuo che abbiano superato i cinque anni dalla immatricolazione. La misura non distingue tra motorizzazioni: vale per auto elettriche, ibride, benzina e diesel. L’effetto atteso è quello di creare un forte incentivo economico al turnover delle flotte aziendali, rendendo fiscalmente oneroso mantenere mezzi più vecchi.

Per imprese e lavoratori questo si traduce in un aumento significativo del costo fiscale legato all’auto aziendale: con la penalizzazione, il carico tributario sui veicoli endotermici già gravato dalla precedente riforma può crescere fino a quasi due volte e mezzo rispetto alla situazione precedente, spingendo molte aziende a rivedere la politica di rinnovo delle auto.

Obiettivi e impatto sul mercato

L’effetto voluto dal legislatore è duplice: da un lato, chiarire e uniformare l’applicazione delle regole per ridurre contenziosi e dubbi interpretativi; dall’altro, accelerare il ricambio dei parchi auto aziendali senza ricorrere a incentivi diretti ma attraverso una leva fiscale selettiva. Il risultato atteso è un rinnovamento più rapido dei veicoli in circolazione, con possibili ricadute anche sul mercato del noleggio a lungo termine e sull’accesso alle auto elettriche e ibride da parte delle imprese.

Le modifiche sono state formalizzate nel contesto del pacchetto correttivo alla delega fiscale e integrate con altre misure che interessano professionisti, cessioni di crediti d’imposta e regole sui carichi familiari, ma le novità sul fronte delle auto aziendali restano tra le più rilevanti per imprese e dipendenti coinvolti nella gestione delle flotte.

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