La vicenda che vede al centro il piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo un trapianto cardiaco fallito, resta avvolta in una forte tensione comunicativa e legale. Da un lato la famiglia e il suo legale, dall’altro la direzione dell’Ospedale Monaldi: entrambi dichiarano la volontà di chiudere la questione, ma il percorso verso una soluzione consensuale appare irto di ostacoli tecnici e procedurali. In questo contesto il tema del risarcimento e della corresponsione di responsabilità si intreccia con dinamiche che vanno oltre il semplice confronto civile.
Nei comunicati più recenti l’avvocato Francesco Petruzzi sottolinea che non vi era alcuna vocazione conflittuale verso l’ospedale e che il rispetto per i professionisti coinvolti è rimasto costante. Dalla controparte sono arrivate rassicurazioni sul fatto che il Comitato Valutazione Sinistri sta svolgendo regolarmente la istruttoria per la proposta transattiva, e che i passaggi amministrativi necessari sono operativi. È previsto, inoltre, che nei prossimi giorni venga fissata una nuova data per il confronto tra le parti, con l’obiettivo di raggiungere un accordo condiviso.
La trattativa e i nodi tecnici
Il confronto sul tavolo transattivo si è concentrato su questioni tecniche decisive: disponibilità della documentazione clinica, ruolo degli heart team e presenza di un interlocutore medico-legale stabile. Secondo il legale della famiglia, alcune mancanze operative — a partire dalla presunta indisponibilità completa delle cartelle cliniche — hanno rallentato il processo e alimentato sospetti di strategie dilatorie. L’azienda però replica che nulla è stato occultato e che gli iter amministrativi stanno seguendo i tempi richiesti per un’analisi accurata e conforme alle procedure.
Il nodo del medico legale
Al centro delle contestazioni tecniche c’è la figura del medico legale, indicata dal legale di parte civile come assente o comunque non più presente nei passaggi successivi delle trattative. Il nome citato, il dottor Cosimo Maiorino, compare nei verbali dei primi incontri ma, secondo alcune versioni, avrebbe poi cessato di essere un interlocutore operativo. L’azienda dell’Ospedale Monaldi smentisce che il medico si sia dimesso e conferma che continua a svolgere i suoi compiti nell’ambito delle consulenze tecniche, invitando alla prudenza nel correlare ogni difficoltà amministrativa a responsabilità personali.
Scontro pubblico e pressioni
Lo scambio di dichiarazioni pubbliche tra l’avvocato Petruzzi e la direzione strategica dell’azienda sanitaria è diventato acceso, con reciproche accuse: da una parte l’addebito di manovre dilatorie e di «sparizioni» di consulenti, dall’altra la definizione delle affermazioni come «intollerabili» e la minaccia di azioni legali per tutelare l’immagine della struttura e dei suoi professionisti. In parallelo, sono emerse segnalazioni di tentativi di condizionamento esterno, inclusi presunti episodi di diffide inviate dai legali dei sanitari indagati per la vicenda penale connessa.
Reazioni e tutela digitale
Nel clima di contrapposizione, l’avvocato di parte civile ha denunciato anche una campagna di molestie online rivolta contro di lui, affidando a un pool tecnico il compito di individuare gli autori dei messaggi offensivi. La madre del bambino, Patrizia Mercolino, ha definito i rapporti con l’ospedale «opachi» chiedendo l’intervento del ministro Nordio e del presidente della Camera Roberto Fico per garantire trasparenza e tutela delle vittime. La richiesta mette in luce come la componente politica e istituzionale venga richiamata quando la fiducia nel percorso contrattuale appare compromessa.
Lo scenario che si profila è quello di una partita ancora aperta: entrambe le parti dichiarano la volontà di addivenire a una soluzione, ma il superamento delle incomprensioni richiede chiarezza sui profili tecnici e il rispetto dei binari distinti tra la sede civile e quella penale. L’esito del prossimo incontro, che le parti hanno detto sarà calendarizzato a breve, potrebbe indicare se il confronto si svolgerà in un clima più sereno e costruttivo oppure se la controversia si sposterà su altri tavoli istituzionali e giudiziari. In ogni caso resta centrale l’esigenza di risposte trasparenti per la famiglia che ha subito la perdita di un figlio e di procedure che garantiscano equità e responsabilità.