Nell’hinterland napoletano, un’ennesima pagina nera segnata dalla criminalità organizzata. A Casavatore, due fratelli imprenditori hanno subito per mesi pressioni e minacce da parte di affiliati al clan Ferone, gruppo criminale legato al cartello degli Amato-Pagano. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno portato all’arresto di tre persone, svelando un sistema di estorsioni e violenze che ha avuto il suo culmine tra fine aprile ed inizio maggio.
Le pressioni e le minacce iniziali
Tutto è iniziato nei primi mesi del 2026, quando i due fratelli imprenditori sono stati avvicinati più volte da membri del clan Ferone. Le richieste erano sempre le stesse: denaro destinato alle famiglie dei carcerati. Una richiesta alla quale i due hanno cercato di opporsi, scatenando una crescente escalation di intimidazioni.
Le minacce sono arrivate anche attraverso una videochiamatadurante la quale Lino Caiazza, uno degli arrestati, ha intimato ai due fratelli di consegnare un’automobile nelle mani di Elpidio Patricelli, detto o’ gemello. Le frasi pronunciate durante la chiamata sono state inequivocabili: Dovete mettervi a posto con gli amici di CasavatoreNon vi siete comportati bene con la famigliae ancora Mi devi dare la macchina, la storia non finisce qua.
L’escalation delle violenze
La situazione è degenerata il 28 aprile scorso, nella piazza antistante il Municipio di Casavatore. Durante un animato confronto, Vincenzo Pagano, detto Sce Sceha schiaffeggiato una delle vittime e, mentre questa si allontanava, l’ha colpita con un calcio. Pagano, fratello del boss Cesare Pagano, è noto per la sua brutalità e il suo coinvolgimento in attività criminali.
Le vittime, intimorite dal contesto e dal peso criminale degli interlocutori, inizialmente hanno evitato di denunciare quanto stava accadendo. La svolta investigativa è arrivata quando i carabinieri della Compagnia di Casoria sono stati informati della violenta discussione. I militari hanno convocato i due fratelli in caserma, dove, dopo un iniziale atteggiamento di forte prudenza, hanno deciso di raccontare quanto stavano subendo da mesi.
L’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia
Le dichiarazioni delle vittime, unite alle attività investigative svolte dai militari, hanno consentito alla Direzione Distrettuale Antimafia di ricostruire il presunto sistema di pressioni esercitato nei confronti dei due commercianti. Il quadro indiziario raccolto è stato ritenuto sufficiente dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Gabriella Logozzo, che ha emesso l’ordinanza cautelare nei confronti dei tre indagati.
L’operazione rappresenta un nuovo colpo alle attività estorsive riconducibili ai clan attivi nell’area a nord di Napoli. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori episodi e verificare se altre persone possano aver subito analoghe richieste estorsive. La collaborazione tra vittime e forze dell’ordine si conferma fondamentale nel contrasto alle pressioni della criminalità organizzata sul tessuto economico locale.



