23 Giugno 2026 ☀ 27°

Svolta nelle indagini sul colpo al Vomero: il basista individuato e i legami con Giugliano

La Procura di Napoli e i carabinieri avanzano nell'inchiesta sul colpo alla filiale di Crédit agricole in piazza Medaglie d'Oro: individuato un basista insospettabile, 25 ostaggi, quaranta cassette di sicurezza scassinate e ipotesi di legami con la rapina del 16 gennaio 2026 a Giugliano.

Svolta nelle indagini sul colpo al Vomero: il basista individuato e i legami con Giugliano

Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli e svolte dai Carabinieri hanno registrato una svolta significativa nel caso della rapina avvenuta in una filiale della Crédit agricole in piazza Medaglie d’Oro nel quartiere Vomero di Napoli. A distanza di settimane dalle operazioni successive al colpo, gli inquirenti ritengono di avere individuato il presunto basista la figura che avrebbe fornito le informazioni chiave sui locali, sui dispositivi di sicurezza e sulle routine interne dell’istituto. Il quadro emergente descrive un gruppo con ruoli precisi e tecniche studiate a tavolino.

Ricostruzione dell’assalto in piazza Medaglie d’Oro

La rapina, consumata la mattina del 16 aprile si è svolta con modalità che hanno richiamato film e serie note: tre malviventi sono entrati nella filiale attraverso una porta principale con volti coperti; contemporaneamente, altri complici sono penetrati dalla rete fognaria per raggiungere il caveau. Durante l’azione sono stati presi in ostaggio 25 ostaggi — tra dipendenti e clienti — rinchiusi in uno stanzino accessibile solo tramite badge. In brevissimo tempo sono state aperte e svuotate circa 40 cassette di sicurezza per un bottino stimato nell’ordine di 300000 euro.

L’intervento delle forze dell’ordine ha portato a un assedio durato quasi quattro ore alle 13:30 è stata sfondata una vetrata su via Ugo Niutta per permettere alle vittime di uscire, ma la presenza di possibili nascondigli interni ha obbligato gli operatori a mantenere il controllo fino all’irruzione del GIS dei Carabinieri intorno alle 17:00. Nel frattempo i rapinatori avevano già abbandonato la banca passando attraverso i condotti sotterranei da cui erano entrati.

Il ruolo del basista e i profili degli indagati

Secondo gli elementi raccolti, il presunto basista non sarebbe un tecnico riconosciuto nel settore della sicurezza, ma piuttosto un soggetto insospettabile con conoscenze precise sugli orari e sulle dinamiche interne alla filiale. Gli altri componenti della banda, invece, sono ritenuti pregiudicati con esperienze in colpi simili, specialisti nello scavo, nel trasporto e nell’apertura delle cassette: ruoli distinti che hanno reso l’azione estremamente coordinata. Le indagini hanno evidenziato anche l’uso di telefoni dedicati “usa e getta” per le comunicazioni, una scelta volta a ridurre il rischio di intercettazioni.

Il lavoro investigativo ha inoltre portato alla luce tentativi di depistaggio: alcuni indagati sembrano aver predisposto falsi alibi come viaggi dichiarati e certificati medici, per mascherare la loro assenza al momento del colpo. Gli inquirenti mantengono riserbo su nomi e dettagli operativi, ma nelle carte figurano già i primi sospettati ritenuti responsabili sia della pianificazione sia dell’esecuzione della rapina.

Coincidenze con colpi precedenti e sviluppo delle indagini

Al vaglio degli investigatori ci sono possibili collegamenti con la rapina commessa il 16 gennaio 2026 alla filiale di Giugliano della Banca Popolare di Milano. Quell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli Nord si è conclusa di recente con dodici ordinanze di custodia cautelare — un dato che ha indotto gli inserimenti incrociati tra fascicoli investigativi per verificare sovrapposizioni di metodi e persone. L’ipotesi è che alcune figure della cosiddetta “banda del buco” abbiano agito con modelli tecnici e logistici ripetuti nel tempo.

Elementi operativi e responsabilità della Procura

Le attività investigative sono condotte dai reparti del comando provinciale dei Carabinieri con il coordinamento della pm Federica D’Amodio inserita nel pool Sicurezza urbana. Il fascicolo ha raccolto prove tecniche e testimonianze che hanno permesso di tracciare ruoli e movimenti, fino a ipotizzare l’identificazione del basista. L’azione degli investigatori ha incluso perquisizioni tra Napoli e Caserta con provvedimenti che in altre operazioni correlate hanno portato a 12 arresti e a 12 ordinanze cautelari.

L’impianto accusatorio punta a dimostrare come la rapina non sia stata improvvisata ma il frutto di una pianificazione dettagliata: dallo scavo con strumenti industriali fino alla scelta delle vie di fuga sotterranee. La presenza di ostaggi trasformata in diversivo, l’apertura delle 40 cassette di sicurezza e la fuga attraverso i tombini disegnano uno schema operativo studiato per massimizzare il colpo e minimizzare i rischi di cattura immediata.

Gli sviluppi delle indagini sono in corso e gli inquirenti considerano l’attività attuale come una fase cruciale per chiarire responsabilità e connessioni con altri episodi simili. Il lavoro continuo dei magistrati e dei reparti speciali rimane focalizzato sulla ricostruzione completa dei fatti e sull’individuazione di tutti i complici coinvolti.

Napoli adesso

QUALITÀ ARIA
Moderata
PM10 26 · NO₂ 32 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 23 Giugno