Nel cuore dell’area industriale Stellantis di Pomigliano d’Arco, si sta consumando una battaglia legale e tecnica che potrebbe avere ripercussioni significative per l’intera comunità. L’associazione Città Aperta, guidata da Tommaso Sodano, ha depositato il 30 luglio presso il Comune di Pomigliano d’Arco, la Regione Campania e l’ARPAC un atto di integrazione e una memoria tecnica aggiuntiva che mettono in discussione la legittimità della Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) utilizzata dalla società Bioenergy Pomigliano S.r.l. per la realizzazione di un impianto di biometano.
Le contestazioni sollevate dall’associazione sono numerose e riguardano aspetti tecnici, normativi e urbanistici del progetto. Vediamo nel dettaglio le principali criticità emerse.
Superamento dei limiti di produzione di biometano
Uno dei punti centrali delle contestazioni riguarda la produzione dichiarata di biometano. Secondo i documenti presentati dalla Bioenergy Pomigliano S.r.l., l’impianto dovrebbe produrre 499 Sm³/h di biometano per rientrare nella PAS comunale. Tuttavia, l’associazione Città Aperta ha rilevato che la stessa documentazione riporta una produzione di biogas pari a 1.200 Nm³/h con una concentrazione di metano del 55%, corrispondente a circa 660 Sm³/h di metano puro. Questo valore, secondo i calcoli dell’associazione, farebbe rientrare l’impianto nella competenza della Regione Campania per il rilascio dell’Autorizzazione Unica e dell’AUA.
Insufficienza delle capacità di stoccaggio
Un altro punto critico riguarda la capacità di stoccaggio dei residui liquidi. La documentazione tecnica presentata dalla Bioenergy Pomigliano S.r.l. non rispetterebbe la DGR Campania 585/2026, che prevede uno stoccaggio per almeno 150 giorni. Secondo l’associazione, a fronte di una produzione stimata di 240 metri cubi al giorno, le vasche garantirebbero una capacità pari a circa 61 giorni, con una mancanza di oltre 21 mila metri cubi di volumetria destinata allo stoccaggio.
Classificazione sanitaria e aspetti urbanistici
L’associazione Città Aperta contesta anche la classificazione sanitaria dell’impianto. Secondo gli elaborati presentati, l’opera non sarebbe qualificabile come industria insalubre, ma l’associazione richiama l’articolo 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, che inserirebbe impianti di questo tipo tra le Industrie Insalubri di Prima Classe. Inoltre, l’intervento viene presentato come agricolo, nonostante preveda la realizzazione di circa 7.339 metri quadrati di capannoni e impianti. Nella memoria tecnica vengono evidenziate anche presunte incongruenze, come il riferimento a un cogeneratore alimentato al ‘100% a gas naturale’, che l’associazione ritiene indice di elaborati derivati da precedenti progetti.
Odori e gestione dei rifiuti
Infine, l’associazione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla gestione dei reflui e alla produzione di rifiuti speciali. Secondo la relazione tecnica, le modalità di scarico dei reflui potrebbero determinare la diffusione di cattivi odori nell’area industriale. Inoltre, viene evidenziata la prevista produzione di rifiuti speciali, compresi oli minerali esausti e carboni attivi classificati come pericolosi.
Tommaso Sodano, presidente di Città Aperta, ha dichiarato: “I documenti firmati dai tecnici della Bioenergy si smentiscono da soli e violano la fisica, la geometria e le leggi dello Stato. Abbiamo formalmente chiesto al Comune di Pomigliano d’Arco di annullare immediatamente la PAS in autotutela per la totale falsità dei requisiti asseverati. Chiediamo inoltre alla Regione Campania l’immediata attivazione dello Screening di Valutazione di Impatto Ambientale. La salute dei pomiglianesi non è in vendita.”



