Giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 10:37, i carabinieri hanno condotto un’azione di rilievo a Casamarciano, comune della provincia di Napoli, con l’obiettivo di sequestrare una cava calcarea di circa 260 mila metri quadrati. L’intervento, che ha visto la partecipazione di più enti, è scaturito dopo che i controlli avevano evidenziato la prosecuzione delle attività estrattive nonostante una serie di provvedimenti restrittivi già emessi.
Le forze coinvolte nell’operazione di sequestro
Il lavoro sul campo è stato coordinato dal Nucleo informativo del Gruppo di Castello di Cisterna affiancato dai militari della Stazione di Tufino e dal personale dell’ufficio Miniere, Torbiere e Risorse Geotermiche della Regione Campania. La sinergia tra le forze dell’ordine e l’amministrazione regionale ha permesso di verificare in situ, all’interno del sito comunale, l’effettiva presenza di attività di estrazione di marmo ancora operative.
Violazione di interdittiva antimafia e revoca dell’AUA
Il sito era già stato soggetto a un’importante interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Avellino, e il Comune di Casamarciano aveva revocato l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). Nonostante questi provvedimenti, le indagini hanno accertato che gli escavatori continuavano a rimuovere il materiale calcareo, dimostrando una palese disobbedienza alle disposizioni giudiziarie e amministrative.
Questa contrarietà ha rappresentato la base giuridica per il sequestro completo dell’area, che include non solo il terreno, ma anche tutti i mezzi impiegati nelle operazioni. La presenza di quindici escavatori e camion in funzione è stata documentata, confermando l’intensità della lavorazione non autorizzata.
Sequestro dell’area e dei mezzi di lavoro
Il provvedimento di sequestro ha interessato l’intera cava, estesa su una superficie di 260.000 metri quadrati, e dieci mezzi di trasporto e scavo, tra escavatori e camion, sono stati posti sotto custodia dei carabinieri. L’intervento ha quindi interrotto definitivamente le attività estrattive, impedendo ulteriori danni ambientali e la commercializzazione illegale del marmo.
Conseguenze legali per l’azienda gestora
Il legale rappresentante dell’azienda aggiudicataria della gara per la gestione della cava è stato denunciato per violazione delle disposizioni antimafia e per la mancata osservanza della revoca dell’autorizzazione ambientale. Inoltre, l’amministrazione regionale ha provveduto a revocare l’autorizzazione estrattiva lasciando l’impresa senza il titolo necessario per operare nel settore.
Questa azione dimostra la determinazione delle autorità campane a contrastare il reimpiego di aree protette da provvedimenti giudiziari, sottolineando l’importanza di una vigilanza costante per preservare il patrimonio naturale e il rispetto delle norme ambientali nella regione.



