27 Maggio 2026 ☀ 22°

Sequestro di oltre 10mila metri quadrati a Torre Annunziata per presunte violazioni ambientali

Un'area esterna di circa 10.200 metri quadrati è stata posta sotto sequestro nel cantiere navale di Torre Annunziata per presunte irregolarità legate agli scarichi e al deposito di rifiuti

Sequestro di oltre 10mila metri quadrati a Torre Annunziata per presunte violazioni ambientali

Le autorità hanno disposto il sequestro di un’area esterna collegata a un cantiere navale di Torre Annunziata, gestito dalla società ARCADIA YACHTS S.r.l., nell’ambito di accertamenti mirati a contrastare l’inquinamento del fiume Sarno e del tratto costiero. L’operazione è stata eseguita dalla Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia insieme al NOE dei Carabinieri di Napoli, con il supporto tecnico dell’Arpac, sotto la direzione della Procura di Torre Annunziata. Questo intervento rientra in un quadro investigativo più ampio volto a verificare presunte condotte che possano compromettere la qualità delle acque e degli ecosistemi costieri.

Gli accertamenti preliminari hanno portato alla luce elementi che hanno motivato il provvedimento giudiziario: attività industriali svolte senza la prescritta autorizzazione agli scarichi e la presenza di scarichi superficiali che finivano direttamente in mare. In particolare, è stato rilevato che le acque di dilavamento del piazzale confluivano in un impianto consortile risultato non funzionante e che mancava un adeguato sistema di raccolta e regimentazione delle acque. Inoltre, i controlli hanno segnalato il deposito incontrollato di rifiuti riconducibili alle attività di cantieristica navale, circostanza che ha aggravato i sospetti di impatto ambientale.

L’intervento delle autorità e le funzioni svolte

L’operazione ha visto il coordinamento di più soggetti istituzionali: la Capitaneria di porto ha curato gli aspetti di tutela del demanio marittimo e della sicurezza costiera, mentre il NOE ha gestito gli accertamenti di natura reato ambientale. L’attività investigativa ha previsto sopralluoghi, rilievi fotografici e acquisizione di documentazione amministrativa e tecnica presso il cantiere. Il ruolo di ciascuna forza di polizia è stato integrato da attività tecniche svolte da Arpac, necessarie per comprendere la tipologia e l’entità degli scarichi e per valutare eventuali tracce di contaminazione in matrici ambientali come acqua e suolo.

Il contributo tecnico dell’Arpac

L’Arpac ha fornito supporto analitico e consulenza tecnica nell’ambito delle verifiche: il personale ha eseguito sopralluoghi specialistici e ha predisposto prelievi mirati per analisi chimico-fisiche. Con queste attività è stato possibile determinare se le acque provenienti dal piazzale presentassero parametri fuori norma e se vi fossero indizi di dispersione di sostanze pericolose. Il termine supporto tecnico indica qui un insieme di controlli scientifici e metodologie di analisi che aiutano a ricostruire i flussi di scarico e a individuare responsabilità gestionali e operative all’interno dell’area interessata.

Violazioni contestate e criticità riscontrate

Secondo gli accertamenti, nel cantiere si svolgevano attività di carattere industriale senza la necessaria autorizzazione allo scarico delle acque reflue, una condizione che può configurare inosservanze della normativa ambientale vigente. È stato inoltre constatato che le acque di dilavamento del piazzale defluivano direttamente in mare attraverso un impianto consortile risultato fuori uso, e che non era presente un sistema adeguato di raccolta e regimentazione. Accanto a questi elementi, gli investigatori hanno documentato il deposito incontrollato di rifiuti legati alla manutenzione e costruzione navale, fattore che aumenta il rischio di contaminazione locale.

Implicazioni gestionali e responsabilità

Le criticità emerse richiamano l’attenzione su carenze organizzative e progettuali: l’assenza di autorizzazioni e di impianti funzionanti indica una possibile mancanza di misure di prevenzione e mitigazione del rischio ambientale. L’imputazione delle irregolarità potrà riguardare sia profili amministrativi che penali, a seconda degli esiti delle analisi e delle verifiche documentali. L’obiettivo primario del Sequestro preventivo d’urgenza è impedire la continuazione delle presunte violazioni e limitare l’aggravamento delle conseguenze sull’ambiente marino e fluviale.

Provvedimenti adottati e prospettive investigative

L’area esterna interessata dall’intervento misura complessivamente circa 10.200 metri quadrati ed è stata sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza per evitare ulteriori scarichi e la prosecuzione delle attività che hanno destato sospetti. Il provvedimento è finalizzato anche a preservare le condizioni per eventuali interventi di bonifica e per consentire accertamenti tecnici più approfonditi. Questa azione s’inserisce nella più ampia indagine promossa dalla Procura di Torre Annunziata, che mira a contrastare l’inquinamento del fiume Sarno e del tratto costiero della penisola sorrentina, tutelando salute pubblica e risorse naturali.

Nei prossimi passi investigativi sono previste ulteriori analisi, acquisizioni documentali e, se del caso, adozione di misure correttive a carico dei soggetti responsabili. Le attività degli enti preposti proseguiranno per chiarire dinamiche, responsabilità e per definire gli interventi necessari a ripristinare condizioni ambientali adeguate e a prevenire il ripetersi di episodi analoghi.

Napoli adesso

QUALITÀ ARIA
Moderata
PM10 55 · NO₂ 15 µg/m³
SOLE OGGI
↑ 05:36 · ↓ 20:23
Durata giorno 14h 46'
ACCADUTO OGGI
1734
Battaglia di Bitonto: il Regno di Napoli, diventa indipendente sotto Carlo III di Borbone,…