26 Maggio 2026 🌤 20°

Smaltimento illecito di fanghi: due arresti e sequestri da 1,6 milioni

Un'operazione dei Carabinieri e della DDA ha portato alla luce lo smaltimento abusivo di fanghi in terreni e laghetti tra Napoli e Caserta

Smaltimento illecito di fanghi: due arresti e sequestri da 1,6 milioni

L’azione coordinata delle forze dell’ordine ha fatto emergere un vasto sistema di illecito smaltimento che ha interessato diverse aree della Campania. I militari del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, con i reparti dei comandi provinciali di Napoli e Caserta, hanno dato esecuzione a provvedimenti cautelari disposti dal GIP su richiesta della DDA di Napoli. Il bilancio operativo registra due arresti, nove indagati e il sequestro di beni per l’importo complessivo di 1.600.000 euro, misura disposta per equivalente rispetto ai profitti illeciti ricostruiti.

Al centro dell’inchiesta c’è un’impresa con sede a Castel Volturno accusata di aver smaltito illegalmente ingenti quantitativi di fanghi e rifiuti speciali non pericolosi. Le attività investigative, iniziate nell’aprile 2026, hanno ricostruito lo sversamento di circa 25.000 tonnellate di materiale in terreni agricoli e specchi d’acqua nelle zone di Capua, Mondragone e Castel Volturno, con evidenti ricadute sull’assetto del territorio e sulla salute pubblica.

Le indagini e le evidenze raccolte

L’inchiesta, coordinata dal gruppo specializzato della DDA per il contrasto al traffico illecito di rifiuti, si è basata su accertamenti tecnici, riscontri documentali e dichiarazioni testimoniali. Importante per lo sviluppo delle prove è stata la collaborazione di un pentito collegato al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, che ha indicato la figura del socio occulto e il ruolo dell’azienda nelle operazioni di smaltimento legate a cantieri edili e lavori civili, tra cui il potenziamento della clinica Pineta Grande e interventi sui lidi balneari domiziani.

Modalità operative e documentazione falsificata

Le investigazioni hanno evidenziato pratiche sistematiche di occultamento dei rifiuti: redazione di falsi documenti di trasporto, classificazioni mendaci e miscelazioni con terreno vegetale per rendere meno riconoscibili i materiali. In alcuni DDT veniva attestata la natura di sabbione o di materiali da ristrutturazione, mentre gli effettivi carichi contenevano fanghi maleodoranti provenienti da industrie conserviere dell’area agro nocerino-sarnese. Tali condotte hanno permesso di evitare i costi di corretto trattamento e di ottenere un profitto illecito stimato in circa 1.600.000 euro.

Luoghi dello sversamento e impatto ambientale

Le aree contaminate comprendono terreni agricoli e due laghetti naturali prospicienti lo stabilimento sospettato. I rilievi hanno documentato cumuli abbandonati e lo scarico diretto in specchi d’acqua, con la diffusione di odori intensi e la compromissione della salubrità ambientale percepita dalla popolazione locale. Tra i siti interessati figura anche un’area di cantiere in località Boscofangone nel comune di Nola, dove i rifiuti, dopo essere stati miscelati con terreno vegetale, sono stati impiegati nell’area destinata a un futuro polo industriale esteso circa 83.825 metri quadrati con un opificio di circa 39.000 metri quadrati.

Sequestri e provvedimenti eseguiti

Per arginare la prospettiva di impiego dei proventi illeciti e bloccare le attività dell’impresa coinvolta, le autorità hanno disposto il sequestro di un complesso aziendale, automezzi, e vari beni mobili e immobili fino a concorrenza della somma definita come profitto dell’attività criminosa. Inoltre, nel corso delle indagini erano già stati sottoposti a sequestro almeno sei appezzamenti agricoli utilizzati come discariche abusive.

Profili giuridici e sviluppi attesi

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di reati quali attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere, riciclaggio e gestione illecita di rifiuti, con l’aggravante dell’agevolazione di tipo mafioso contestata a più soggetti. Pur trattandosi di misure cautelari emesse in corso di indagine, e quindi impugnabili, il quadro probatorio raccolto dagli organi inquirenti è stato ritenuto sufficiente per disporre arresti e sequestri cautelari.

Resta aperta la fase processuale e la possibilità di ulteriori approfondimenti tecnico-scientifici per quantificare l’impatto ambientale e definire gli interventi di bonifica necessari. Le autorità hanno messo in evidenza l’importanza di monitorare gli sviluppi, garantire il recupero dei siti interessati e contrastare il fenomeno del traffico illecito di rifiuti che, oltre al danno ambientale, genera profitti ingiustificati e favorisce forme di infiltrazione criminale nel tessuto economico locale.

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