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Rinviato il processo sull’omicidio di Giulio Giaccio: si valuterà l’aggravante mafiosa

La Suprema Corte ha accolto i ricorsi della Procura Generale e della Dda: il processo torna in Corte d'Assise d'Appello a Napoli per valutare l'aggravante mafiosa nell'omicidio di Giulio Giaccio

Rinviato il processo sull’omicidio di Giulio Giaccio: si valuterà l’aggravante mafiosa

La Corte di Cassazione ha deciso di annullare una sentenza che fino a oggi non aveva riconosciuto l’aggravante mafiosa nell’omicidio di Giulio Giaccio, vittima di un tragico scambio di persona. Con la pronuncia della prima sezione penale, il fascicolo torna davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli affinché sia riconsiderato il quadro delle responsabilità e la possibile riconduzione del delitto a dinamiche di tipo mafioso.

La decisione della Suprema Corte segue i ricorsi presentati dalla Procura Generale (sostituto PG Paola Correrà) e dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (pm Giuseppe Visone), che hanno chiesto espressamente il riconoscimento dell’aggravante mafiosa nei confronti di Salvatore Cammarota, Roberto Perrone e Carlo Nappi, ritenuti rispettivamente mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio.

Il fatto: un delitto per errore e la modalità di occultamento

La vicenda che ha travolto la famiglia di Giulio Giaccio risale al 30 luglio del 2000, quando il giovane fu ucciso a colpi di pistola dopo essere stato scambiato per un’altra persona, indicata come Salvatore, ritenuta responsabile di una relazione sentimentale con la sorella di un affiliato al clan Polverino. Dopo l’esecuzione, il corpo venne sciolto nell’acido con l’intento di non lasciare tracce, una circostanza che ha marcato la gravità e la brutalità del reato, elemento che le parti civili e l’accusa considerano sintomatico di logiche mafiose e di controllo del territorio.

Le accuse contro gli indagati

Secondo l’impianto accusatorio, Salvatore Cammarota, Roberto Perrone e Carlo Nappi avrebbero avuto ruoli distinti nell’organizzazione dell’omicidio, con indicazioni precise su mandati ed esecuzione. La richiesta di riconoscimento dell’aggravante mafiosa mira a ricondurre il fatto a finalità di intimidazione e affermazione di potere tipiche delle organizzazioni criminali, distinguendolo così da un omicidio comune per vendetta o rancore personale.

La pronuncia della Cassazione e le ragioni del rinvio

Con l’annullamento parziale della sentenza, la Cassazione ha stabilito che alcune valutazioni probatorie e giuridiche non sono risultate esaustive rispetto all’ipotesi di applicazione dell’aggravante mafiosa. Il rinvio in Corte d’Assise d’Appello a Napoli consentirà una rivalutazione complessiva degli elementi a disposizione, dalle intercettazioni agli accertamenti sui rapporti tra gli imputati e il clan, fino alle modalità dell’esecuzione e dell’occultamento del corpo.

Implicazioni processuali e attese delle parti

La riapertura del processo rappresenta per la Procura Generale e per la Dda una possibilità per consolidare l’impianto probatorio relativo alla matrice mafiosa del delitto. Per le difese, invece, il nuovo esame offre l’opportunità di controbattere le allegazioni e di produrre elementi a discarico. Il fascicolo in appello dovrà dunque fare i conti con una ricostruzione accurata dei rapporti personali e criminali che hanno portato alla morte di Giulio Giaccio.

La reazione della famiglia e degli avvocati

Gli avvocati che da anni seguono il caso, Alessandro Motta e Concetta Chiricone, hanno accolto la decisione della Cassazione come un importante segnale di giustizia, sottolineando l’importanza che la Corte d’Assise d’Appello valuti con rigore tutti gli elementi disponibili. La famiglia, profondamente scossa da una vicenda che ha cancellato la vita di un giovane di 25 anni, attende che venga definitivamente riconosciuto lo status di vittima innocente della camorra e che si pronunci una sentenza che dia una risposta alle domande di verità e responsabilità.

Un ricordo che pretende verità

La madre di Giulio Giaccio, venuta a mancare prima dell’ultima pronuncia, aveva fino all’ultimo chiesto giustizia per il figlio. Le parole dei legali richiamano la necessità di una valutazione sobria e rigorosa da parte della Corte d’Assise d’Appello, affinché venga fatta piena luce sul contesto che ha portato a un omicidio così efferato e sul ruolo che le dinamiche di clan hanno avuto nel delitto.

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