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Nicola Cosentino: ridotta la pena e possibile accesso all’affidamento in prova

La sentenza di secondo grado riconosce la continuazione tra i reati e abbassa la pena residua, rendendo possibile la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali per Nicola Cosentino

Nicola Cosentino: ridotta la pena e possibile accesso all’affidamento in prova

L’ex sottosegretario Nicola Cosentino, oggi detenuto nel carcere di Spoleto, si trova al centro di uno snodo processuale che potrebbe accelerare la sua uscita dal regime detentivo tradizionale. Dopo due condanne definitive che sommavano dieci anni per concorso esterno in associazione camorristica e quattro anni per corruzione, la quarta sezione penale della Corte di Appello di Napoli ha disposto una riduzione della pena pari a un anno e due mesi. Questo ricalcolo ha effetti concreti sulla possibilità di accesso a misure alternative: nel calcolo della pena residua rientrano anche benefici come la liberazione anticipata, rendendo possibile oggi la domanda per l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il provvedimento dei giudici partenopei è immediatamente esecutivo e, secondo la difesa, modifica significativamente il profilo del cumulo sanzionatorio per Cosentino. Contro questa ordinanza la Procura generale di Napoli ha impugnato in Cassazione e i magistrati della Suprema Corte hanno fissato l’udienza decisiva per il prossimo 9 settembre. Nel frattempo l’avvocato difensore ha presentato un ulteriore ricorso alla stessa Corte per cercare un’ulteriore riduzione; parallelamente, la questione relativa all’eventuale affidamento verrà vagliata dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, che dovrà valutare i requisiti per le misure alternative.

Le ragioni della decisione di merito

Secondo la motivazione della Corte d’Appello, è stata riconosciuta l’esistenza di un vincolo di continuazione tra la fattispecie di concorso esterno in camorra e quella di corruzione contestata all’ex parlamentare. I giudici hanno esaminato quattro udienze durante le quali la difesa, guidata dall’avvocato Dario Vannetiello, ha depositato una serie di atti a sostegno della richiesta, contrastando il parere negativo della Procura generale che ne aveva chiesto l’inammissibilità e il rigetto. Il riconoscimento della continuazione ha inciso sul calcolo complessivo della pena, determinando lo sconto di un anno e due mesi che oggi fa pendere la bilancia verso l’ammissibilità di benefici previsti dalla legge.

Cosa comporta il riconoscimento della continuazione

Il concetto di continuazione presuppone un collegamento tra più reati che, pur distinti nel tempo o nella modalità, costituiscono un unico disegno criminoso o sono tali da giustificare un trattamento unitario nella determinazione della pena. Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che la corruzione degli agenti penitenziari e il più grave reato associativo potessero ricondursi a un disegno unitario tale da giustificare la riduzione. L’effetto pratico di questa scelta giurisprudenziale è quello di ridurre la pena residua complessiva, con ricadute dirette sulla possibilità di accedere a istituti come l’affidamento in prova ai servizi sociali, riservato per legge a chi ha un residuo inferiore ai quattro anni.

Conseguenze pratiche e iter processuale

Prima della decisione della Corte d’Appello, Cosentino era rientrato in carcere nell’aprile 2026 dopo che la Cassazione aveva confermato la condanna per concorso esterno. Sottratti i periodi già scontati fra custodia cautelare e arresti domiciliari, la pena residua appariva superiore agli otto anni; il nuovo ricalcolo, anche grazie al beneficio della liberazione anticipata (che prevede una riduzione di 90 giorni per ogni anno di pena espia), porta oggi il residuo a una soglia compatibile con le misure alternative, stimata intorno ai due anni. Tale situazione apre quindi la possibilità operativa per la presentazione della domanda di affidamento in prova ai servizi sociali e per la sua valutazione da parte del Tribunale di sorveglianza competente.

Ricorsi e prossime udienze

La strada non è però priva di ostacoli: la Procura generale di Napoli ha impugnato la riduzione davanti alla Cassazione, che si pronuncerà nella già citata udienza del 9 settembre, mentre la difesa ha avviato un proprio ricorso volto a ottenere un ulteriore sconto di pena. Nonostante i ricorsi, l’ordinanza dei giudici di secondo grado è immediatamente esecutiva, il che significa che le istanze per i benefici possono essere presentate e valutate nei tempi tecnici. Sarà poi il Tribunale di sorveglianza di Perugia a decidere sull’eventuale concessione dell’affidamento in prova, valutando sia i profili giuridici che le condizioni personali e sociali del richiedente.

Il contesto e i passaggi successivi

Al di là della vicenda processuale che coinvolge Nicola Cosentino, la decisione della Corte d’Appello segna un punto di interesse per la giurisprudenza sul rapporto tra reati associativi e reati di corruzione. La difesa ha definito il provvedimento «innovativo», sostenendo che la corruzione contestata fosse finalizzata a vantaggi personali e non direttamente al sostegno dell’organizzazione criminale e che, comunque, la competenza a decidere fosse dei giudici partenopei. Ora il quadro procederà con l’esame della Cassazione e con l’istruttoria del Tribunale di sorveglianza: due passaggi che determineranno se l’ordinanza di riduzione della pena porterà al concreto ingresso di Cosentino in misure alternative alla detenzione.

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